Tevere blues

Il pasticciaccio della bancarella, il libro su “Roma orizzontale” e il Pci che risorge per Fassina.

 

Tevere blues

Le bancarelle di Trastevere (foto dal sito ufficiale)

Fine maggio, l’estate nell’aria, e il sotto-Tevere che si riempie di bancarelle. Un tempo (anni Ottanta) il profluvio bancarellaro era detto “Tevere Expo” (si scendeva con i genitori, dopo aver comprato al chiosco la grattachecca). Poi (inizio Novanta) divenne luogo da feste dell’Unità anche discotecare (si scendeva alla fine dell’anno scolastico e, con la scusa della manifestazione politica, si otteneva il permesso di fare tardi – il “dibbattito” c’era, ma anche il tendone con la musica revival, appuntamento fisso delle sere di giugno e luglio, in attesa di partire, come gli amici grandi, per il tour in zaino delle isole greche). Poi un lungo oblìo, seguito, qualche anno fa, da una ripresa della manifestazione estiva lungo il fiume: pizzerie, churrascarie, crostacerie, librerie, stand di ciabatte flip-flop, pub per la visione en plein air di partite di calcio, ristoranti orientali con possibilità di fumare il narghilé, rassegne cinematografiche, stand di automobili, banconi da aperitivo fronteggiati da tappeti e cuscini modello rambla barcelloneta, file di cappelli di paglia da corsa dei cavalli all’inglese e vestiti finto-alternativi tutti uguali (soprattutto: uguali da un anno all’altro). Poi l’incidente diplomatico: due giorni fa, il mondo dell’arte e della cultura ha lanciato l’allarme, con tanto di petizione su Change.org e coinvolgimento parlamentare del ministro Dario Franceschini: il lungo murale del disegnatore sudafricano William Kentridge, cinquecento metri di fregio raffigurante i miti della Città Eterna tra ponte Sisto e ponte Mazzini, minacciato dalla schiera noncurante delle prossime bancarelle. Seguiva rimpallo: i bancarellari dicevano che le soprintendenze avevano dato l’ok, le istituzioni locali davano la colpa l’una all’altra, il prefetto commissario non ci poteva credere e Kentridge in persona si faceva sentire su Repubblica, dalla Corea del sud, con un discreto lamento (“sono deluso ma non sorpreso, la Capitale è nel caos, bastava spostare gli stand”). La soluzione, pare, è stata trovata: lasciare “la piena visibilità dell’opera” rivedendo “la modulazione degli stand”, previa convocazione di un “nuovo tavolo tecnico” (e allora è ufficiale: il “tavolo tecnico”, elemento ricorrente di ogni emergenza romana, è ormai un simbolo della città al pari del Colosseo).

 

Vineria mezzolitro: è il nome del locale aperto in via dei Banchi Vecchi dal protagonista del romanzo “La paura ti trova” (ed. Rizzoli), scritto dall’inviato speciale del Corriere della Sera Fabrizio Roncone. Il romanzo è un giallo ambientato tra il centro, i Parioli, il Tuscolano e Capocotta (non ancora funestata dalla questione “chioschi chiusi”): quartieri tra cui si muovono personaggi verosimili (motivo per cui nelle redazioni locali è partito il toto-nomi). Il protagonista è un ex giornalista riconvertitosi vinaio, ma in questo contesto conta lo sfondo: sullo sfondo, infatti, ha detto l’autore in un’intervista (a “Leggo”), c’è una Roma “che non ha più un alto e un basso, è orizzontale”, una Roma dove “bene e male si incrociano, a volte si sovrappongono. Non c’è più lo spacciatore che controlla piazza Euclide e le Muse, oggi lo stesso spaccia ai Parioli e al Tuscolano. Quella orizzontale, forse, è la vera indole della città”. E insomma, dice Roncone, Roma è stata raccontata come “realtà che non esiste più da quarant’anni” in “Romanzo criminale”, come realtà “ispirata ai Cafonal di Dagospia” ne “La Grande bellezza”, film che parla “della fine della Prima Repubblica, quindi una città di vent’anni fa”, e poi con “Suburra”, che “ha portato la lente solo su una piccola parte della città…”. Si attendono le reazioni di quelli (romani e non) che all’uscita de “La Grande bellezza” sostenevano che il film fotografasse “la Roma di oggi”.

 

Non ci si crede, ma è vero. “Rinasce il Pci per ricostruire una casa comune dei comunisti e della sinistra…”, si legge sul volantino online che annuncia l’assemblea di domani, convocata da “esponenti di Rifondazione comunista e comunisti senza tessera” per resuscitare “un Pci alleato delle forze della Sinistra alternative al Pd, alle destre e al qualunquismo”, con “la partecipazione dei rappresentanti delle forze della sinistra romana e del candidato sindaco Stefano Fassina”. (E alla tribolata campagna elettorale di Fassina forse mancava solo la rinascita del Pci, diciamo).

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