Muro o non muro

L’autocontenimento pd sui manifesti elettorali, l’operazione “Pizza Ciro” e la street art mania
Muro o non muro

Una delle opere più famose di Bansky

Self-restraint. “Molti mi chiedono perché non si vedono manifesti del Pd-Roma in giro per la città”, ha detto il presidente Pd e commissario del partito nella capitale Matteo Orfini, per motivare la fuga dai muri della città (“Faccioni” dei candidati solo su bus e volantini, è il concetto). “La risposta è semplice”, dice sempre Orfini su Facebook: “Non si vedono perché non li abbiamo fatti e non li faremo. E non li faremo perché se ti impegni a lavorare per far tornare a splendere la città non ne aumenti il degrado sporcandola… Purtroppo affiggere manifesti rispettando le regole a Roma è praticamente impossibile. Colpa del malcostume di una parte della politica e dei candidati. Una parte molto larga. E allora abbiamo deciso di sottrarci unilateralmente a questa corsa folle…”. Che la mossa paghi anche a livello elettorale si vedrà (c’è chi, anche in altri partiti, scrive il Messaggero, neanche vuole investirci soldi, tanto è incerta la sorte dei candidati e tanto è diventato predominante l’effetto trascinamento epidermico delle campagne sul web).

 

Tutti pazzi per la street art (e per il muro). Il 24 maggio, il Museo Fondazione Roma ospiterà la più grande mostra mai realizzata su Bansky, lo street artist anonimo di Bristol (arriveranno, sotto al titolo di “War, capitalism and liberty” centocinquanta opere provenienti da collezioni private – opere, queste, per forza non murarie, anche se Bansky è noto soprattutto per i dipinti “open air”). L’annuncio arriva all’ultimo momento, in ossequio alla figura misteriosa di Bansky, dopo che la street art è stata ossequiata in primis sulle banchine del Tevere (lungo affresco di William Kentridge) e poi all’ex Caserma di Via Guido Reni, area dismessa e riquilificata da Nufactory in stile berlinese per l’anteprima dell’Outdoor Festival, con sdraio, “food&beverage” nel viale interno e mostra di Alex Fakso, fotografo italiano e personalità di rilievo nella scena contemporanea della street art (Fakso ha iniziato a scattare fotografie a tredici anni, ed è membro del movimento “writing” dai Novanta). 

 

“E mo’ dove andiamo?”, scriveva ieri su Twitter Fabrizio Rondolino, interpretando il pensiero di amici e colleghi di fronte alla notizia della “maxi confisca di beni riconducibili a clan della camorra a Roma”, nell’ambito dell’operazione cosiddetta “Pizza Ciro” che coinvolge noti locali diristorazione ubicati nel centro città e frequentati da politici, giornalisti e passanti. I carabinieri hanno infatti eseguito il provvedimento su beni per un valore complessivo di 80 milioni di euro a quattro imprenditori, ritenuti coinvolti in traffici gestiti dalle cosche napoletane. (E a questo punto parte la campagna: “Un ristorante non confiscato per tutti”). 

 

Festa di Roma. Sono giorni che la sorte del festival del cinema d’ottobre è sospesa sopra le cupole-scarafaggio dell’Auditorium di Renzo Piano. Il prefetto commissario di Roma Capitale Francesco Paolo Tronca, infatti, scrive il Corriere della Sera, ha bloccato l’approvazione del bilancio preventivo per un dubbio su un credito di trecentomila euro della Fondazione stessa nei confronti del Campidoglio (non risulta iscritto nel bilancio). Non si sa se la situazione si sbloccherà prima o dopo l’elezione del nuovo sindaco, motivo per cui i settori organizzativi della Festa temono che la decisione arrivi troppo tardi (cosa ne pensano i candidati sindaco?).

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