Il loft di Giachetti

Il ritorno del “catoblepa” nella campagna elettorale romana, la riapertura della Sala Troisi e i gatti anti-pantegana di Razzi.
Il loft di Giachetti

Roberto Giacchetti

Dejà-vu. E’ l’uomo del “viaggio in Italia”, della grande “traversata” nella sinistra in cerca di paladini; l’uomo della cosiddetta “mobilitazione cognitiva” che nel 2013, dopo le elezioni dello sconforto dem (con valanga grillina), ha prodotto un documento intitolato “Un partito nuovo per un buon governo”. E’ Fabrizio Barca, ex ministro della Coesione territoriale nel governo Monti nonché “giustiziere” incaricato dal commissario pd Matteo Orfini della mappatura dei circoli pd nel post Mafia Capitale (nella relazione finale di Barca, l’estate scorsa, si leggeva che 27 su 108 circoli presentavano sintomi di “deformazioni clientelari” con presenza di “carne da cannone da tesseramento”. Alla lettura, era arrivata a Barca la risposta indignata dei protagonisti: “I problemi sono altri, è un’analisi di parte”. Poi, il 18 marzo di quest’anno, ecco che Barca ricompare in funzione di aspirante “riequilibratore a sinistra” del candidato sindaco pd Roberto Giachetti (che ieri ha inaugurato il suo loft-comitato elettorale all’Ex Dogana, luogo postindustriale della mondanità “off”). E visto che il dialogo di Giachetti con il centro ha portato all’idea di una lista civica affiancata di cattolici e moderati, Barca ora sembra voler avviare una nuova “mobilitazione cognitiva”, suo mantra 2013, tra gli scontenti pd (e magari tra i fuoriusciti recenti e potenzialmente recuperabili). Il campo a sinistra è affollato (vedi candidato Stefano Fassina, vedi ex fan di Ignazio Marino in cerca d’autore), ma Giachetti e Barca si vedranno oggi per discutere dell’immancabile documento cui ha lavorato l’ex ministro (stavolta un “documento collettivo”). La prosa è meno altisonante dei tempi in cui l’uomo del viaggio in Italia spiegava i drammi pd a suon di “catoblepa” e della suddetta “mobilitazione cognitiva”, ma restano tracce inconfondibili di lessico barchiano (nel senso di Barca): “policentrismo immerso in un agro” (la situazione di Roma), “resilienza ad affrontare il cambiamento climatico”, “forze endogene che tendono a riprodurre l’esistente”, “narrazione condivisa della città” (nostalgia di Nichi Vendola?), Roma multicentrica “in sintonia con l’agro” (aridaje). Resta da capire come il contributo di Barca si inserirà nella campagna elettorale, dopo la pausa di un giorno in morte di Gianroberto Casaleggio: i Cinque stelle a Roma hanno sì i loro problemi di ricorsi e contestazioni di attivisti (altro indizio di trasformazione in partito normale), ma anche i sondaggi a favore. Riassunto del caso giudiziario: il Tribunale civile di Roma ha accolto il ricorso presentato da tre attivisti espulsi dal Movimento 5 stelle, Paolo Palleschi, Roberto Motta e Antonio Caracciolo, esclusi dalle “comunarie”, dichiarando illegittimo il provvedimento. Nel ricorso, i tre chiedevano anche di invalidare le comunarie stesse (che però per ora restano valide).

 

Ritrovare l’America (al cinema). “Sono davvero felice che la Sala Troisi rivedrà la luce. E che accadrà grazie al coraggio e alla passione dei ragazzi del @PiccoloAmerica”, ha scritto sul Twitter il candidato sindaco dem Roberto Giachetti. C’era una volta una sala chiusa (la Sala Troisi, appunto), c’era una volta un bando comunale (con sei richiedenti), e c’è il risultato che ieri ha fatto commuovere i cinephile trasteverini, ché il bando se lo sono aggiudicato i ragazzi dell’associazione dell’Ex Cinema America occupato (storia molto diversa da quella del Valle occupato). I Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni chiedono di verificare “documenti e progetti economici”.

 

Lo scacciatopi. Flagello pantegane, e soluzione extra-prefettizia. Martedì scorso, infatti, il candidato sindaco Antonio Razzi, senatore di Forza Italia dall’accento e dall’eloquio creativo, ha detto che “uno dei punti principali” del suo programma da sindaco è liberare la città dai ratti. Non c’è piu tempo, più giorni passano e più aumentano i topi che ormai hanno invaso Roma”. Come fare? Razzi dice al Corriere della Sera edizione locale di aver già preso contatti “per far arrivare a Roma qualcosa come 500 mila gatti asiatici che saranno poi dislocati nei punti nevralgici della città per una sorta di mega derattizzazione all’insegna dell’ambiente… e la cura dei gatti sarà affidata alle simpatiche gattare romane”.

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