Città aperta

Varoufakis divo, Scientology al Virgilio e Jim Messina al Nazareno. E libri rispolverati per Meloni
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Yanis Varoufakis che lancia un movimento all’Acquario romano e Scientology che, tramite un’associazione derivata, fa corsi antidroga al liceo Virgilio (già da giorni squassato da rivolte contro i carabinieri che arrestano a scuola uno studente accusato di intraprendere attività di spaccio). Ma anche – ultima ma non ultima – il guru americano Jim Messina che avvia la fase operativa della sua consulenza al Pd nel centro di Roma (ovvero al Nazareno). Succede in città – praticamente nello stesso giorno. “Jim Messina è a Roma, Jim Messina è a Roma”, era intanto il passaparola che correva ieri da un’agenzia di stampa all’altra. Ma il “chi era costui?”, per quanto potenzialmente potesse per un attimo affacciarsi alla mente dei più distratti, non durava che lo spazio di una mezza mattinata. Jim Messina, infatti, è l’ex capo della campagna elettorale di Barack Obama (nel 2012), il quarantenne che suggerì l’impegno “porta a porta” decisivo alla rielezione del presidente americano. Quali punti deboli il Pd (con Messina) debba rafforzare nel suo percorso verso il referendum e prima di tutto nella campagna elettorale a Roma non è dato ancora sapere, ma i dem più obamiani sono convinti che neppure l’affollatissima corsa per il Comune possa essere troppo impervia per gli studi “sul campo” del guru esperto di “big data” (sondaggi e distribuzione territoriale degli elettori). Intanto però giunge notizia che gli inglesi (Guardian e Economist) si sono invaghiti di Virginia Raggi, candidata a Cinque Stelle (ieri al centro delle polemiche per le sue frasi su Acea). Che si profili una deviazione dalla tradizionale unanimità atlantista lungo la linea di frattura “New York con Giachetti, Londra con Raggi”?

 

Tra i libri da rileggere per via del loro potere subliminale di evocare l’accidentata corsa a sindaco di Roma rispunta intanto dagli scaffali quel “Le mamme ce la fanno” (ed. Mondadori) scritto un anno fa da Elisabetta Gualmini, politologa, docente all’università di Bologna, presidente dell’Istituto Cattaneo, esperta di grillismo, vicepresidente pd della Regione Emilia Romagna ma anche autrice del suddetto saggio, che, letto oggi, pare perfetto per Giorgia Meloni, candidata a sindaco di Fratelli d’Italia in dolce attesa e in guerra contro chi la vorrebbe “solo mamma”: il volume di Gualmini, infatti, scandaglia l’umana imperfezione necessaria a fare fronte “più o meno” (non importa come si fanno le cose, basta farle alla “come vengono”) alle insidie del doppio binario carriera-famiglia. Altro che Jim Messina (vedi sopra): a chi, come Meloni, voglia buttarsi nell’agone con figli a carico, capiterà di dover scegliere un guru, ma non politico. C’è infatti un momento critico di ogni campagna (non elettorale ma di inviti alle feste di compleanno dei bambini): la ricerca dell’Animatore, scrive Gualmini, misterioso essere capace di domare orde di pargoletti, un essere sfuggente e dotato di personalità multipla, cosa che suscita le peggiori discussioni tra genitori divisi in correnti come nel più litigioso dei partiti: “C’era chi voleva il professionista che fa fare tante cose e porta anche i gonfiabili (in casa?)”, scrive Gualmini, “chi voleva il clown (cioè un cinquantenne dipendente pubblico che arrotonda) anche se un po’ intristisce…chi un ragazzo ‘normale’ che legge una storia, chi Francone che è carismatico…e fa ballare anche i genitori e chi l’Alessia…una anti-animatrice che usa i compleanni per remare contro il consumismo…”. Nel caso in cui invece Meloni voglia ignorare alla radice la contrapposizione mamma-candidata, potrà ripescare il noir fantapolitico “Italianera” del giornalista Carmine Fotia (ed. Fuorionda), scritto nel 2011 e in qualche modo “veggente”: nel volume si parla di una Roma con sistema di potere “marcio” (Mafia Capitale ante litteram?) e di una donna molto tosta e molto di destra, detta “Legionaria”, che fa fuori sinistra riformista e conservatori moderati nella corsa a sindaco (il personaggio era davvero ispirato a Meloni, ma “a sua insaputa”, ha poi detto l’autore).

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