Santa Monica ai Fori

Fratelli Coen contro turisti alle Idi di marzo, il Gf dei candidati e la sottile linea rossa di Giachetti

Ave Cesare (ma non a Hollywood). E’ il titolo dell’ultimo film dei fratelli Coen sull’America cinematografara del secondo Dopoguerra con il supermanager degli studios stressato da peplum resi incerti dal primattore sempre ciucco, cowboy prestati incautamente al capolavoro in costume, film acquatici con finte sirene incinte e sottomarini russi che spuntano nottetempo davanti alle ville dei ricchi attori comunisti a Santa Monica (il critico Goffredo Fofi, su Internazionale, stronca il tutto proprio per via del ritorno a “quei facili miti yankee di cui Joel e Ethan si sono nutriti da bambini”, pur augurandosi di tornare presto a “rallegrarsi” e “stupirsi” davanti al prossimo progetto dei due, possibilmente non così citazionista). Ma dev’essere pure, “l’Ave Cesare”, una fissazione degli studenti ed ex studenti americani a Roma che nell’immersione nel mondo classico, a un certo punto della loro vita, hanno visto finalmente il riscatto dall’etichetta di “cittadino del mondo ma senza storia antica alle spalle”: il 15 marzo, infatti, giorno delle Idi di marzo, decine di visitatori statunitensi, come si è potuto leggere su Repubblica-edizione locale, in un articolo di Paolo Boccacci, si sono riversati ai Fori, nel luogo “dove bruciò la pira con sopra il cadavere di Cesare”, muniti di bigliettini d’amore (“I love Cesare”; “Ave Cesare”; “ti sceglierei tra  mille altri”), disegnini (per esempio cuori a firma “Cleopatra”), margherite e rimembranze shakesperiane: “… i codardi muoiono tutti i giorni, l’eroe non assapora mai il sapore della morte, tranne che una volta sola”. E insomma, il 15 marzo, mentre la città si dibatteva attorno a grandi e forse insolubili dubbi – Giorgia Meloni si candida o no? E Ignazio Marino potrà andare da Fabio Fazio a presentare il suo libro anche se si candida? – ai Fori un americano a Roma (pare un cinquantenne in loden verde) si commuoveva declamando l’orazione di Antonio (se lo vedono i Coen girano “Ave Cesare 2”, con buona pace della critica).

 

Papa straniero. No, stavolta non è Matteo Salvini che incorona Meloni candidata: incredibile a udirsi, ma c’è chi, come Flavio Tosi, sindaco di Verona e leader di “Fare!”, a Roma dal nord-est verrebbe volentieri, e proprio per sottoporsi alla corsa a sindaco più affollata del mondo (i candidati sono infatti numerosi ed eterogenei, tanto che in un bar di Trastevere, due giorni fa, si è udita la seguente frase “ao’, quasi quasi ce famo n’artro Grande Fratello”). E in effetti, tra gli altri, si possono già annoverare una giovane avvocata grillina (Virginia Raggi), un ex radicale renziano anche vicepresidente della Camera (Roberto Giachetti), una politica di destra-destra e presto mamma (Giorgia Meloni), un politico di destra-destra reduce da un’altra stagione (Francesco Storace), un mito dei social network più vero del suo fake (Alfio-Arfio Marchini) e un tecnico reduce da un’altra storia (Guido Bertolaso). E dunque “l’intruso” Tosi, addirittura proveniente da una città in cui un tempo, se non oggi, si guardava a Roma come alla solita “Roma ladrona”, sarebbe il perfetto ingrediente scompiglia-gioco (perché no?), se a qualcuno venisse prossimamente l’idea di chiudere tutti i candidati in una zattera sul Tevere come al Gf, onde movimentare una campagna elettorale altrimenti focalizzata su “chi è più legato a quelli sospettati di aver chiuso un occhio su Mafia Capitale”. Si vedrà. Intanto però Giachetti è già alla seconda settimana di lotta indefessa per “la mezz’ora al giorno” in più da regalare ai romani, vessati dalla sindrome “fermata d’autobus” (dove si attende non la Marylin Monroe del vecchio film, ma la vettura desaparecida e/o stracarica all’ora di punta): durante la partecipazione del candidato pd a “Porta a Porta”, infatti, si è appreso che la tolleranza zero e una salata multa attenderanno coloro i quali, con l’auto, oseranno valicare la sottile linea rossa, controllata da telecamera, che delimiterà le corsie preferenziali (uomo avvisato).

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