Le città nella città

Dal re Sole all’apertura a Roma, il nuovo corso di Villa Medici. E l’incubo delle “seconde primarie”

Città nella città 1. E’ a Roma, nel cuore di Roma, ma, da un certo punto di vista, e finora, era vista come una piccola città a sé, misteriosa, immersa nella quiete sopra Piazza di Spagna, con il sipario che si apriva di tanto in tanto, per una mostra, per il festival estivo (musica elettronica, affollatissimo): Villa Medici era davvero come una piccola Francia segreta e nascosta (ogni tanto amici stranieri raccontavano di mirabolanti opere prodotte dai borsisti, di qualche evento, di qualche iniziativa, ma poi il silenzio si richiudeva sopra i giardini da “Grande bellezza”). Gli alberi da labirinto, i saloni che facevano immaginare chissà quale ballo in maschera, i racconti di chi parlava con artisti destinati a fama sicura o diventati famosi dopo aver studiato per un anno in quelle sale, il portone sbarrato: tutto alimentava la fantasia di “città nella città”, impermeabile in qualche modo alla vita caotica della Roma dei turisti, della politica e della cultura che scorreva a pochi passi. Invece ora Villa Medici, che ieri ha compiuto 350 anni, vuole “tornare nel cuore dei romani”, e aprirsi, con iniziative gratuite (ogni giovedì una figura del mondo delle arti incontrerà il pubblico in modo informale, cominciano l’illusionista Larsène e l’artista Enzo Cucchi), con visite-spettacolo (domani e dopodomani la compagnia Delice-Dada ne organizzerà una in stile dadaista, in occasione del centenario del dadaismo), diventando, per i romani e per gli artisti che gravitano attorno all’Accademia di Francia, una specie di finestra, un luogo di incontro e scambio di idee. L’ha promesso la nuova direttrice Muriel Mayette-Holtz (lei stessa artista, regista e attrice, già amministratrice generale della Comédie-Française dal 2006 al 2014). E tra i progetti del 350esimo anno di età ( dai tempi del Re Sole), al di là dei festeggiamenti che in questi giorni prevedono davvero un ballo (ieri) e giochi di luce sulla facciata, c’è quello di trasformare Villa Medici in un luogo “non elitario” (“la mia missione sarà di rispondere alla questione ricorrente della sua utilità e necessità”, ha detto Mayette-Holtz). E Roma, in questi giorni mediaticamente dominati da varie miserie umane – affittopoli?, liti per le candidature al Comune? – guarda da sotto in su il palazzo fiabesco del Re Sole, e aspetta di poter partecipare.

 

Citta nella città 2. Ripartito per la Puglia padre Pio (nel senso della reliquia), con grande delusione dei fedeli che mercoledì scorso hanno trovato chiusa la Basilica di San Pietro, fervono i preparativi per la corsa a sindaco. E le casematte del partiti e anche delle correnti di partito brulicano di dubbi: ma davvero, a sinistra, toccherà fare le “seconde” primarie, cioè non solo quelle del centrosinistra ma anche quelle della sinistra-sinistra? Perché se è vero che tra Roberto Giachetti e Roberto Morassut (entrambi Pd, separati soltando da 200 firme) c’è amicizia nella rivalità, a sinistra si agita lo spettro dell’ex sindaco Ignazio Marino, ora in alleanza con il trasfuga ex Pd (sostenuto da Sel) Stefano Fassina – e pare che non basti, ché appunto altri possibili candidati spingono sottotraccia per emergere. Possibile, nella città in cui nessuno, a destra come al centro come a sinistra, sembra voler davvero fare il sindaco?

 

Citta nella città 3. Si sono svolte ieri (in orario di ufficio, dalle 10 alle 19), sul blog di Beppe Grillo, le votazioni per decidere i primi tre punti del programma del M5s (#Roma ai romani), da scegliere tra diritto alla casa, mobilità e manutenzione delle strade, emergenza rifiuti e cura del territorio, sicurezza, turismo, politiche sociali per le fasce più deboli, ambiente, architettura urbana (dal centro alle periferie), cultura, trasparenza, stop agli sprechi, nidi e scuole. (Intanto infuria la lotta del M5s contro Giovanna Melandri per il Maxxi).

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