Prima delle primarie

La rinascita del Luneur, con cuore che va al “Brucomela”, e gli scambi di “cortesie” con Orfini

Incontri. E’ quello avvenuto tra Paolo Cento, segretario di Sinistra e Libertà, e Matteo Orfini, commissario del Pd romano. Così l’hanno chiamato, l’incontro, ma è il contenuto quello che conta: le primarie, croce e delizia di questi mesi pre-elettorali. E insomma, mentre dal Pd ci si attrezza (Roberto Giachetti sta muovendo i primi passi – vedi blocchetto successivo), Paolo Cento dice a Orfini che “le primarie non sono in grado di rappresentare una fase nuova del centrosinistra, che andrebbe ricostruito per governare Roma. E per noi la scelta è di togliere di mezzo le primarie e ragionare sui contenuti”. Intanto si dibatte lo strano caso di Estella Marino, ingegnere ambientale, ex assessore di Ignazio Marino, e ora candidata alle primarie sotto la categoria di “renziana antirenziana”: ha votato Renzi ai congressi, ma si candida contro il candidato renziano. Motivazione: differenziare (come la raccolta rifiuti), e svincolarsi “dalle logiche di partito” (anche se il partito c’è comunque).

 

Primi passi. Roberto Giachetti, candidato renziano, ha inaugurato la sua campagna elettorale partendo dal Sacro Gra (Grande raccordo anulare), con fermate a Settacamini e a Pietralata e al Tecnopolo, con l’intento di “ascoltare e poi realizzare un’agenda di problemi concreti da risolvere”. Solo che, mentre Giachetti incontrava baristi e abitanti del IV Municipio muniti di cahier de doléances, a Roma si apprendeva la notizia che “i cattolici non cercano Giachetti”. E insomma Fabrizio Santori, consigliere regionale del Lazio, diceva a  Giachetti di “dormire sonni tranquilli, perché i cattolici per primi non cercheranno lui e il Pd come riferimenti politici per governare Roma. La sua storia parla chiaro e poco ha a che fare con il governo della culla della cristianità. Roma vuole un sindaco laico, non laicista. Roma ha mille problemi ed è difficile dimenticare che la prima proposta di Giachetti è stata quella di celebrare i matrimoni gay”. Il candidato Giachetti intanto si occupava d’altro, e precisamente, nel videoforum di Repubblica tv, raccontava il travagliato preludio della candidatura (decisa con i figli a cena) e mandava a dire a Stefano Fassina e a Ignazio Marino che “da soli” non vanno da nessuna parte.

 

La rinascita del Luneur. Erano gli anni Settanta-Ottanta, e la domenica si andava al Luneur, ex giardino botanico (negli anni Quaranta) ed ex Lunapark che rinasce dalle ceneri a giugno – questa la notizia – dopo anni di chiusura e malinconici avvistamenti dalla via Cristoforo Colombo in macchina (si scorgeva, i primi tempi dopo la chiusura, lo scheletro della ruota che un tempo, con occhio bambino, era sembrata altissima e che, paragonata alle ruote delle capitali europee, e vista con l’occhio adulto, pareva una ruota da lillipuziani). E insomma, rinasce, il Luneur, e ci sarà la ruota e ci sarà anche il braccialetto “geo-localizzatore” per i frequentatori under 12, si legge su Repubblica, ma la cosa che lascia sconcertati gli ex frequentatori del Luneur, quelli che tornavano a casa con bustine tremolanti d’acqua e pesci rossi, è che non ci sarà il Rotor, allora avveniristico tubo-centrufuga in cui si entrava per provare il brivido di sentirsi “spiaccicati” contro una parete. Non è dato sapere se resusciterà anche il Tagadà, l’attrazione in cui, sulle note di “Bello e impossibile” di Gianna Nannini, ci si sedeva per essere sbalzati, con muovimento sussultorio, su una specie di giostra  dove, grazie agli urti e ai gridolini e al finto spavento, nascevano prime cotte e primi flirt (anche il “Galeone Pirata” assolveva alla stessa funzione). Ma quello che rendeva il Luneur speciale, nonostante l’affollamento domenicale che faceva impallidire i genitori, costretti ad accompagnare orde di tredicenni che in realtà volevano essere lì da sole e da soli, era l’attrazione adrenalinica numero uno: le montagne russe che oggi sembrerebbero per principianti (una sola discesa da tuffo al cuore), se paragonate a quelle dei parchi tematici moderni, dove il lancio dall’alto dritto per dritto in una specie di seggiovia da discesa infernale va per la maggiore. Al Luneur rinnovato, intanto, si pensa all’aerea dinosauri (a grandezza reale), e a una fattoria da “Mago di Oz”. Si spera restino in piedi le famose (famigerate) “gabbie”, scatoloni dove si doveva faticare parecchio per non precipitare al suolo, spingendo con gambe e braccia. Ma il cuore del nostalgico va al “Brucomela”, trenino vintage, ridipinto come nella versione originale, mini-montagna russa capace di dare piccoli brividi, al pari delle case dei fantasmi in cui sentirsi, per la prima, nel Rocky Horror Picture Show.

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