Format capitale

E insomma pare che Roberto Giachetti, vicepresidente pd della Camera con solida storia radicale, sciolga infine la riserva (oggi con un video). “Mi candido o no alle primarie per il sindaco di Roma?”
Format capitale

Roberto Giachetti (foto LaPresse)

E insomma pare che Roberto Giachetti, vicepresidente pd della Camera con solida storia radicale, sciolga infine la riserva (oggi con un video). “Mi candido o no alle primarie per il sindaco di Roma?”, era il dubbio, tanto che qualcuno aveva cominciato a pensare che l’intrepido Giachetti degli scioperi della fame e delle lotte in solitaria (dentro e fuori il Pd), si fosse incredibilmente messo sulle orme temporeggiatrici di Luca Cordero di Montezemolo, Maurizio Landini e Diego Della Valle, quelli che sembrano sempre “lì lì per buttarsi” ma anche no. E però adesso sarà annuncio ufficiale, ineluttabile – Giachetti c’è, il candidato renziano per Roma è lui. E pare evidente, visto il travaglio giachettiano e il lamento sul Pd romano in panne, che essere (e dirsi) serenamente renziani a Roma è qualcosa di difficile, se non quasi impossibile. Renziano a Roma dopo marziano a Roma: e chi ne ha voglia?, ci si domandava mentre Giachetti dubitava. Anche perché l’impresa – ricostruire qualcosa (il partito? un’idea di città?) dopo Mafia Capitale e il caso Marino – è lastricata di magagne. Le cronache restituiscono infatti stralci impietosi di conversazioni dalle macerie pd (con corollario di elettori che minacciano “non vi votiamo più” e con disamina delle ruggini pregresse nel pd pre-Marino) nonché malumori dai circoli storicamente ostili a Renzi, ma indecisi sul da farsi. C’è poi lo smarrimento dell’area Orfini “in cerca d’autore”, ché Matteo Orfini, già presidente pd e commissario del Pd romano, ex dalemiano poi renziano realpolitico, è rimasto assai silente nel dopo-Marino. E se ancora resta indefinita la concorrenza a Cinque stelle (sulle candidature i grillini stanno a “caro amico”, come si dice a Roma), se la destra continua a discutere su Giorgia Meloni, se resistono le suggestioni più pop (c’è chi vorrebbe “Arfio” alias Alfio Marchini, chi una non meglio precisata “donna”), c’è che il problema è adesso soprattutto di format: come porsi all’elettorato? A questa domanda si cerca di rispondere da quando è scoppiata “Mafia Capitale”, ma si pensava di avere più tempo. Qualcuno stava lavorando a margine, invece tocca sbrigarsi.

 

Intanto fervono i preparativi per quella che è stata chiamata (non dai promotori) la Leopoldina, serata renziana nel metodo (non stare ad aspettare che qualcuno ti dica: puoi farti avanti) ma trasversale nel contenuto (pur nell’ambito del futuro sostegno a Giachetti). Data: 28 gennaio, alla Galleria Alberto Sordi. Organizzano i diciassette trenta-quarantenni di “Romapuoidirloforte” (www.romapuoidirloforte.it), “laboratorio” non solo politico di reazione allo scoramento del romano nella Roma vituperata (vedi titoli dei giornali stranieri nei giorni duri dell’inchiesta “Mafia capitale”). Presiede Tobia Zevi, consigliere del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, ex candidato alla segreteria del Pd locale nel 2013, già “volto giovane” in giorni veltroniani. Punti di partenza per il 28 (tra gli altri, sul sito): “La capitale con pieni poteri” (no spezzettamento della governance), il “coworking” nel settore pubblico, la gestione anche privata degli spazi pubblici malgestiti, le “isole ecologiche”, “l’housing sociale” (sempre con doppio “veicolo” pubblico-privato) e la tecnologia che fa il lavoro dei vigili urbani, i quali non dovrebbero così più dirigere il traffico ma occuparsi del resto (tipo il controllo del territorio). I “diciassette”, tra cui giovani esperti di politiche sociali, information technology, immigrazione, urbanistica, marketing, si sentono “all’anno zero” da cui si può solo ripartire (sul sito c’è anche uno spazio per chi vuole proporre dal basso, anche se l’intento è opposto a quello degli sfogatoi internettiani di indignazione). La sera del 28 gennaio sarà costruita attorno al concetto di “confronto tra cittadini provenienti da mondi diversi”: ricercatori, economisti, imprenditori, gente di cultura, gente di spettacolo, lavoratori dipendenti e non, politici (ma in veste decontracté). Saranno, si è capito, tre-quattro ore di brainstorming su Roma, 180 secondi per ogni oratore (tipo “speakers corner”? Magari, dicono gli organizzatori). 

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