Basta che sia “ex”

La mania del riuso (alla romana) dello spazio suggestivo, anche detto di archeologia industriale
Che cos’hanno in comune i fan invasati di “Star Wars” in maschera e il post-generone romano che tradizionalmente affolla le serate dell’Alta moda nella capitale? Ultimamente s’è capito: la location. Tutte le strade sembrano infatti portare all’Ex Dogana, già Dogana ferroviaria anni Venti e smisurato spazio di archeologia industriale nel quartiere San Lorenzo, luogo suggestivo anche protagonista di una lunga e surreale diatriba per la destinazione d’uso: un paio di anni fa si era diffusa la voce che l’ex Dogana potesse diventare un “centro commerciale”, voce questa che sempre fa nascere comitati civici anche soltanto per sentito dire (come nel più famoso caso del Teatro Valle occupato ora non più occupato, a proposito del quale, a un certo punto, si parlò addirittura – ma senza prove – di un’orribile quanto improbabile metamorfosi del foyer in Paradiso del Prosciutto). E insomma in nome della purezza dell’“Ex Dogana” i comitati di cittadini avevano lanciato campagne per ostacolare “la possibile corsa al profitto” del misterioso Capitalista collettivo e canaglia all’interno dei capannoni archeo-urbani (più prosaicamente, i commercianti di zona si erano preoccupati per l’eventuale concorrenza del suddetto e mai realizzato centro commerciale, bau-bau di ogni angolo dismesso dal Demanio). La polemica sulla destinazione d’uso oggi è soltanto sospesa (potrebbe cambiare), ma intanto l’Ex Dogana è stata più volte e ora costantemente riaperta per eventi artistico-musical-biologico-cinematografari: ogni stanzone ha il suo concerto o il suo dj, ogni cunicolo il suo muro scrostato di fascino fané, ogni angolo del grande cortile il suo perché equo e solidale (bar a chilometro zero?, discoteca di tendenza ma off-off-off?, drive-in d’autore?, galleria d’arte neo-avanguardistica?). E insomma alla fine il problema è che riempirla tutta prima dell’una di notte, l’Ex Dogana smisurata, è abbastanza faticoso, nonostante i buttafuori facciano presagire già alle ventidue e trenta l’invasione di chissà quali folle, anche fosse il festival del “cibo da strada su due ruote” (in programma un mese fa). Forse anche per questo si cerca colà di cogliere occasioni diversamente ma ugualmente popolari: ecco infatti che, alla vigilia della prima di “Star Wars-Episodio VII”, i capannoni si sono riempiti di cloni di Darth Vader (alcuni filologicamente perfetti, altri muniti soltanto di casco nero e orrorifica afonia) in un tripudio di spade laser – e chissà che cosa sarebbe successo se le avesse viste il prefetto commissario spegni-tutto Francesco Paolo Tronca, quello che ora è subissato di petizioni anche illustri a oggetto: “Ti prego non spegnere la festa di piazza a Capodanno”. E però l’Ex Dogana, solo apparentemente “off”, ospiterà tra un mese pure i tipici invitati da sfilata dell’Alta Moda (abituati a luoghi molto poco post-industriali, tipo la scalinata di Trinità dei Monti), con possibile scontro di civiltà con il popolo dell’Elettronica, della Street-Art e della Video-art, nuove divinità del riuso degli spazi d’archeologia urbana, con risultati non sempre all’altezza delle architetture: anche alle Ex Caserme di via Guido Reni, durante l’interminabile “Outdoor festival” d’autunno, poteva capitare di restare estasiati di fronte agli spazi, ma increduli di fronte alla misteriosa, periodica e persistente mancanza di qualcosa (nell’ordine: cibo, strapuntini dove sedersi, a volte l’evento stesso: della serie “non ti basta il luogo, che vuoi di più?”).

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