L’okkupazione no

A Roma, addio romanzo pedonale.  Niente Babbo Natale. Non è più tempo delle mele al Mamiani

Roma. Si pensava di essere usciti dal romanzo pedonale, anche se l’ex sindaco pedonalizzatore Ignazio Marino era ricomparso l’altro giorno in un circolo di San Basilio con l’idea di mettersi all’opera per “salvare il Pd dal suicidio” (testuali parole). E ci si stava quasi dimenticando pure dei giorni di primavera in cui il romanzo suddetto era giunto al colpo di scena all’ombra dei camion bar e per via del Tar, deus ex machina di ogni bisticcio capitolino (anche di una ventennale storia di caldarrostari di nome Tredicine come i bancarellari), Tar per molti provvidenziale che in un giorno di marzo aveva bocciato l’operazione “Fori senza macchine”, al grido di “non sono percepibili le ragioni della scelta”. Colpo di scena su colpo di scena, l’ex sindaco Marino, andandosene dal Campidoglio, aveva fatto “maramao” a questi e a quelli, profetizzando ostracismo totale per qualsiasi mezzo di locomozione, autobus e taxi compresi. Ma non era la fine, quella. L’appendice della storia saltava fuori ieri, sul Corriere della Sera, con l’incredibile vicenda dei centurioni, ormai parte del paesaggio dei Fori mezzi-pedonalizzati e da oggi nel mirino del prefetto commissario Francesco Paolo Tronca: rischiano multa salatissima come i colleghi pedalatori di risciò, ma nel loro caso è il lessico che conta.

 

I centurioni, più che i pedalatori, sono infatti descritti nell’ordinanza come coloro che “agiscono frequentemente con modalità inopportune, insistenti e talvolta aggressive”, motivo per cui in giorni di Giubileo sarà vietata “qualsiasi attività che preveda la disponibilità a essere ritratto come soggetto in abbigliamento “storico” (cosa succederà a Carnevale non si sa, intanto però sembrano essersi salvati dall’ordinanza pro-decoro i più educati ma non meno diffusi pittori di nature morte monumentali, anch’essi parte del paesaggio in area Colosseo).  Ma neanche quell’altro romanzo sì è concluso, ché sono due giorni che non si capisce se davvero Babbo Natale è definitivamente scomparso da Piazza Navona: le bancarelle non ci saranno, ma forse poi sì, e forse addirittura al posto di Babbo Natale ci sarà Gino Strada (si annunciano possibili eventi di Emergency e altre associazioni in sostituzione del mercato di dolci e decorazioni traslucide). L’unico romanzo davvero concluso, ma in sordina, è quello che a ogni autunno ricompariva sotto gli occhi dei nostalgici del “Tempo delle mele”: l’occupazione d’autunno allo storico liceo Mamiani, con chitarre, assemblee, primi amori con impegno, prime notti bianche senza impegno, pettegolezzi, prove generali di futura carriera politica e bailamme di slogan riciclati dal Sessantotto genitoriale già molto prima che Gabriele Muccino, nel 1999, li usasse come canovaccio per “Come te nessuno mai”.

 

E invece quest’anno niente: ieri si è saputo che la maggioranza degli studenti, d’accordo con genitori e professori, ha opposto il gran rifiuto alla minoranza che voleva occupare. Forse annoiati da quello che ormai pareva un rito prenatalizio come neppure il giro tra i Babbi Natali invisi all’Anticorruzione di Raffaele Cantone, gli studenti del Mamiani hanno proposto “l’autogestione”, compromesso un tempo considerato un’onta adatta soltanto a coloro che, frequentando licei ubicati in antichi palazzi pure vicini al commissariato (vedi Liceo Visconti), dovevano rassegnarsi al ruolo di quelli che nel vero “Tempo delle Mele” (il film francese) avevano il permesso di andare alle feste, sì, ma solo a patto di tornare a casa in macchina con il genitore rimasto sveglio apposta per venirli a prendere, sotto gli occhi dei più liberi compagni sghignazzanti.

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