Questo blog non è più attivo dal 1 marzo 2010
.jpg)
Il presidente nordcoreano Kim Jong Il è apparso così, dopo tanto tempo di assenza dagli schermi televisivi
di Christian Rocca
New York. I neocon di Barack Obama, cioè la lobby di intellettuali che consiglia al presidente approcci non convenzionali, sono i “paternalisti libertari”, un gruppo di sociologi, psicologi ed economisti seguaci dell’economia cognitiva (“behavioral economics”). Secondo la rivista Time, senza farsi notare, questo gruppo di esperti ha cominciato a influenzare le scelte politiche di Obama fin dalla campagna elettorale. La “behavioral economics”, molto contestata dall’accademia ma resa popolare dal bestseller “Freaknomics” di qualche anno fa, è la scienza che studia i fattori emozionali, psicologici e irrazionali alla base delle scelte economiche degli individui. La teoria economica neoclassica sostiene, invece, che sia il mercato e soltanto il mercato a trovare sempre la soluzione più produttiva per la società, grazie alle decisioni razionali prese dagli individui in assenza di alcuna ingerenza dello stato.
Il problema della teoria classica, dicono i “behavioralist”, è che gli uomini quasi sempre si comportano in modo irrazionale: fanno mutui che non possono pagare, comprano auto di lusso soltanto per invidia del vicino, mangiano cibi sapendo che fanno male, vendono azioni soltanto perché lo stanno facendo anche gli altri e così via. Il compito dello stato, secondo i “paternalisti libertari”, non è di lasciare tutto in mano agli individui e al mercato, come suggeriscono i liberisti e i libertari, ma nemmeno di imporre comportamenti precisi, come da manuali social progressisti. La terza via, sostengono i “paternalisti libertari”, è incoraggiare i cittadini, magari anche con un colpetto di gomito o una spintarella (“nudge”), a prendere quelle decisioni che potrebbero migliorare la loro salute, la loro ricchezza, la loro felicità.
I “behavioralist” sono stati decisivi in campagna elettorale. Due settimane prima del voto Obama era alla ricerca di una nuova idea per convincere davvero gli elettori ad andare a votare. Un suo collaboratore, Mike Moffo, gli ha sottoposto uno studio elaborato da un gruppo di ventinove scienziati, premi Nobel ed economisti di genio che avevano individuato una soluzione semplice, apparentemente banale: basta dire che tutti si aspettano un’affluenza da record. Robert Cialdini, uno dei membri del gruppo, in passato aveva scoperto che lo strumento più potente per motivare i clienti di un hotel a riusare gli asciugamani, i visitatori di un parco a seguire i tracciati e i cittadini a votare è quello di far capire che sono cose che fanno tutti. “La gente vuole fare quello che pensa faranno gli altri”, ha detto Cialdini.
Sunstein, Orszag, Goolsbee e gli altri
Uno dei leader del gruppo è Cass Sunstein, professore all’Università di Chicago e grande amico e sodale intellettuale di Obama. Sunstein, marito della consigliera di politica estera Samantha Power, è stato scelto dal presidente per dirigere l’Office of information and regulatory affairs, un oscuro ufficio della Casa Bianca che elabora i principi secondo cui devono essere scritti i decreti e i regolamenti emanati dal governo.
Assieme a Richard Thaler, uno dei padri dell’economia cognitiva, Sunstein ha scritto un libro che è considerato una lettura obbligata nel mondo obamiano: “Nudge”. Sunstein e Thaler sostengono che il governo debba seguire una strategia “paternalista e libertaria”, malgrado l’apparente contraddittorietà dei due termini. L’aspetto libertario, secondo Sunstein, è fondamentale: gli individui, come diceva Milton Friedman, devono comunque essere “liberi di scegliere”. L’aspetto paternalista, invece, legittima i governanti, che Sunstein chiama gli “architetti della scelta”, a provare ad alterare i comportamenti della gente in modo prevedibile, senza però vietare nessuna opzione o scelta.
Sunstein non è l’unico “behavioralist” dentro l’Amministrazione. C’è anche il capo dell’ufficio del budget, Peter Orszag, una delle star mediatiche dell’Amministrazione in queste prime settimane di presidenza. Orszag è un fan di un libro, “Animal Spirits”, appena pubblicato da due economisti star, George Akerlof e Robert Shiller, la cui tesi è che le dottrine economiche moderne abbiano sottovalutato il ruolo dei fenomeni psicologici (gli “istinti animali” del titolo), per cui la soluzione alla crisi finanziaria può essere soltanto quella di uno straordinario intervento statale capace di sollecitare gli “istinti animali” e trasformare la paura in entusiasmo a spendere e investire. Anche il vice di Orszag, Jeff Liebman, professore di economia ad Harvard è un behavioralist. Un altro è il consigliere economico di Obama, Austan Goolsbee. Alan Krueger, di Princeton, è uno dei vice del segretario al Tesoro Tim Geithner, mentre l’economista di Harvard Sendhil Mullainathan sta organizzando un network di esperti di economia cognitiva che fornirà idee all’Amministrazione. Obama è pronto ad ascoltare.
di Christian Rocca
Altra operazione aerea dell'America di Bush Obama in territorio pakistano, 4 morti
di Christian Rocca
Sul Foglio.it, assieme ai tanti nuovi blog, è stata infine attivata la replica quasi esatta di camilloblog.it. D'ora in poi Camillo si può leggere su due indirizzi: quello solito camilloblog.it e quello ospitato sulla piattaforma del Foglio www.ilfoglio.it/camillo. I due blog saranno quasi uguali. La differenza è che su camilloblog si troveranno anche gli articoli (con rimando per quelli foglianti al sito del Foglio), mentre su ilfoglio.it/camillo ci saranno soltanto i post (presi in automatico da camilloblog.it ogni 15 minuti). Su ilfoglio.it/camillo c'è anche il titolare illustrato, ma sappiate che in realtà egli sta bene.
di Christian Rocca
Un Kristol di terza generazione, Joe (figlio di Bill e nipote di Irving), studente ad Harvard e prossimo membro del corpo dei marine, oggi ha scritto un editoriale sul Wall Street Journal (assieme a Daniel West, che ha tutta l'aria di essere parente di Bing West)
di Christian Rocca

L'attore Kal Penn (24, Harold and Kumar) lascia Dr. House per entrare alla Casa Bianca nello staff di Obama
di Christian Rocca

La Casa Bianca sostiene che il presidente degli Stati Uniti non si sia inginocchiato davanti al buzzurro re saudita (Bush, invece, lo teneva teneramente per mano). La tesi è che essendo il presidente alto e il re basso, Obama si sia dovuto abbassare per tendergli la mano. Mi pare fortina, anche perché questa foto è decisamente impietosa, ancora più del video. Un presidente nero che si prostra davanti al capo di una setta religiosa razzista (anche con i bianchi, purché infedeli) che considera inferiori tutti i non musulmani non è un bel segnale. Mi pare però impossibile che Obama non sapesse che il presidente degli Stati Uniti per protocollo non si inchina di fronte a nessuno, tanto è vero che davanti alla regina d'Inghilterra non s'è chinato e anzi Michelle chissà quanto involontariamente l'ha pure abbracciata. E allora, mi chiedo, perché Obama ha fatto scelto di inchinarsi proprio con il Tony Soprano dell'Arabia Saudita? Voleva dare un messaggio ai sauditi (e quale?) o non è ancora sufficientemente preparato a guidare il mondo?
di Christian Rocca
Obama spiega le motivazioni di Al Qaeda e la stupidaggine di chi vuole trovare una causa nei comportamenti dell'America e dell'Occidente:
Continua »
di Christian Rocca

Camp Victory, Baghdad, 7 aprile 2009
di Christian Rocca
Nei paesi civili, i giudici mettono sotto inchiesta i procuratori che accusano i politici per motivi, ahem, politici. La condanna al senatore Ted Stevens, già annullata dal ministro della giustizia di Obama Eric "Angelino" Holder (sì, annullata), è stata sbriciolata da un giudice federale, parecchio arrabbiato, che ora vuole fare un mazzo così ai procuratori (che forse si candideranno con Di Pietro alle Europee).
di Christian Rocca
Se preferisci vedere questa pagina ottimizzata per iPhone clicca qui