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Blog di Christian Rocca

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Krugman superstar

Così come in Italia l’unica alternativa a Silvio Berlusconi sembra essere quella rappresentata dal fedele alleato Gianfranco Fini, in questo momento Barack Obama non deve preoccuparsi di alcun avversario conservatore in particolare, e nemmeno del Partito repubblicano in generale, quanto piuttosto di un influente intellettuale liberal e di sinistra che negli anni scorsi è stato uno dei più feroci martellatori della politica economica di George W. Bush.

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di Christian Rocca

I Vicerep.

L’altro ieri, l’umoralista di Repubblica, Michele Serra, si era lamentato del fatto che la campagna contro Santoro e Annozero fosse “orribile” soprattutto perché orchestrata dai “giornali di governo”. Si era dimenticato, nell’entusiasmo, di attribuire una quota di quell’orrore al presidente della Rai che aveva deciso di avviare, stando non ai giornali di governo, ma a Repubblica, “l’indagine interna su Santoro per la puntata sul terremoto”. Il presidente della Rai è Paolo Garimberti, vicedirettore di Repubblica e di Serra fino a qualche giorno fa. Sulla prima pagina di ieri, invece, Serra ha scritto un lungo editoriale dal titolo “guai alla tv che rema contro” per difendere la funzione sociale del “contro-potere strutturalmente autonomo” (qualunque cosa voglia dire) del giornalismo di Santoro. E per denunciare chi, come il Giornale, “ha orchestrato una violenta campagna di stampa contro ‘lo sciacallo’ Santoro”. Molto bene.
Non è la prima volta che succede. Il 6 ottobre 2007 si ricorda un’altra “violenta campagna di stampa contro ‘sciacallo’ Santoro” orchestrata da un giornale di governo. Ecco che cosa scriveva l’editoriale principale di quel quotidiano. Addirittura sotto il titolo “Messaggi barbarici”. “Annozero, che giovedì ha affrontato il caso De Magistris, è stato una barbarie. Parola da intendere in senso proprio. La scena messa su da Santoro ha creato ‘condizioni di vita estranee o contrarie a un modo di organizzare l’esistenza’ improntato alla civiltà, alle buone maniere, a regole e responsabilità. Se precipiti nella barbarie, nessuno può ragionevolmente sperare di farcela (…).
Gesti, parole, argomenti – in un contesto primitivo – non possono che avvilirsi in una eccitata violenza che deforma ogni ragione e anche la migliore delle intenzioni. E’ quel che è accaduto nella Rai del servizio pubblico lasciando sul terreno la credibilità di tutti i partecipanti, nessuno escluso. (…) Il peggio, in ogni caso, lo offre Michele Santoro. Organizza una trasmissione che rende incomprensibile la ‘materia del contendere’. (…)
La ricostruzione, gonfia di emotività, suggestioni, commozioni, li ha come rimossi. Santoro ne propone la chiave concettuale. Dice: non ci interessano le regole, la forma che doveva rispettare De Magistris, non ci interessano i suoi errori anche probabili. Ci interessa ‘la sostanza’, il resto sono “quisquilie”. (…)
Sono questi i messaggi ‘barbarici’ che il servizio pubblico della Rai ha diffuso con Annozero senza voler considerare la vera e propria disinformazione firmata da Marco Travaglio. Ammesso che Travaglio fosse lì come giornalista e non come leader del largo movimento d’opinione che fa riferimento a Beppe Grillo, davvero si può rappresentare l’intero sistema politico italiano come governato dal massone Licio Gelli? (…)
La barbarie di Annozero dovrebbe farci chiedere che cosa deve essere l’informazione del servizio pubblico. Se è ‘dare le notizie’ e ‘accrescere la conoscenza’, come si potrebbe ipotizzare, l’obiettivo è stato del tutto mancato: notizie alquanto confuse, disinformazione; non c’è alcuna conoscenza, soltanto un distillato di veleni in un quadro culturale che ignora le ragioni della democrazia e le convenienze dello stato di diritto. Annozero, viene da dire, è stato soltanto un passo verso il suicidio collettivo. Qualche tempo fa, Barbara Spinelli ha ricordato che, per Emile Durkheim, non si suicidano soltanto gli individui, ma anche le società e gli stati. Accade quando le società perdono le regole; spezzano gli equilibri; slabbrano le istituzioni, lo stato, la famiglia, il sindacato, le magistrature; vedono frantumarsi i legami sociali come se non ci fosse più alcuna possibilità di tenere insieme interessi, destini, futuro (era il fantasma che avevamo visto al governo con Berlusconi). Può essere ora il lavoro distruttivo che piace alle burocrazie dell’informazione, a cinici politici in cerca di un facile consenso, agli indifferenti amministratori della Rai, ai moltissimi che sono in cerca di una leadership capace di decidere in fretta e imperiosamente, magari dopo un ‘vaffanculo’. A noi, non piace”.
Quel “noi” non era del Giornale e l’autore dell’articolo non era Mario Giordano o altro berluscones. Quell’articolo sulla “barbarie” di Annozero e di Santoro è uscito sulla prima pagina di Repubblica (in effetti a quei tempi “giornale di governo”). Ed è stato scritto da nientepopodimeno che Giuseppe D’Avanzo, un altro dei vicedirettori del giornale di Serra a cui del “contro-potere strutturalmente autonomo” di Santoro giustamente non frega una mazza.
    Christian Rocca

di Christian Rocca

"Molto in comune con quella del predecessore"

New York. “Leggero cambiamento di corso – Il tono è diverso, ma la sostanza della politica estera del presidente Obama ha molto in comune con quella del suo predecessore”. L’autorevole e perentoria analisi è sulla homepage del New York Times, a firma di Peter Baker, il suo principale notista politico. Baker ha messo a confronto le posizioni di Obama, dalla Corea all’Iraq, dal Messico alla Russia, e ha concluso che il nuovo presidente ha cambiato poco, pochissimo. “C’è un intrigante fenomeno nell’approccio di Obama agli affari internazionali. Nonostante tutta la percezione di una grande correzione di corso, fin qui Obama sembra stia guidando una politica estera che appare diversa da quella che è veramente”. Il Times precisa che “questo non vuol dire che non ci siano stati cambiamenti, a cominciare dal tono e dalle promesse di dialogo”, ma sottolinea che Obama sta “mantenendo intatta buona parte dell’architettura della politica estera che ha ereditato, mascherandola con un nuovo linguaggio”. Sulla Corea, secondo il Times, “la sua risposta sembra presa da un manuale del bushismo”. Su molte altre questioni, come gli attacchi in Pakistan e l’immobilismo in Darfur, “Obama non ha fatto altro che raccogliere il testimone di Bush”, continua il Times. “La decisione di ritirarsi dall’Iraq non è un gran cambiamento come sembrava ai tempi della campagna elettorale”, perché Obama ha concordato con i comandi militari di “lasciare sul terreno una gran quantità di truppe fino al prossimo anno, quando comincerà il ritiro graduale che lascerà 50 mila soldati anche dopo l’agosto del 2010”. Anche sull’Afghanistan, scrive Baker, le decisioni sono simili a quelle di Bush. “Forse i due più grandi cambiamenti riguardano la democrazia e l’Iran. Obama ha messo da parte i grandi discorsi di Bush sulla diffusione della libertà che secondo i critici non erano realistici e controproducenti”. Obama sembra intenzionato a parlare con l’Iran, “e questo è un grande cambiamento”, ma “condivide lo stesso obiettivo di impedire all’Iran di costruirsi armi nucleari”.

di Christian Rocca

Spectra


Il newsreader visivo della Msnbc mi pare il sito con più invenzioni grafiche degli ultimi anni.

di Christian Rocca

That's right/41


Prima pagina del New York Times.

di Christian Rocca

Quando Obama non è come Bush

Il Pentagono (il Pentagono!) ha assunto la Curzio Maltese del Los Angeles Times. Si chiama Rosa Brooks e lavorerà per il sottosegretario alla pianificazione. E', di gran lunga, la cosa più ridicola fatta finora dall'Amministrazione Obama.

di Christian Rocca

Quasi Mine

Allora. Un mese fa avevo scritto di "Mine", la nuova rivista costruita intorno alle richieste dei lettori lanciata dal gruppo Time.

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di Christian Rocca

Dio Rio Grande

Ieri, terribile giornata di tasse, ci sono state circa duemila manifestazioni paraleghiste (contro Washington ladrona, contro le tasse e affollate da parecchi babbioni). Il governatore del Texas, unico boss repubblicano di rilievo a partecipare, ha minacciato la secessione del suo stato dall'Unione (anche se non perché odiano l'America, ma perché pensano che siano più americani degli altri).

di Christian Rocca

That's right/40


“La posizione di Obama sullo spionaggio illegale è peggiore di quella di Bush”
(Electronic Frontier Foundation)

di Christian Rocca

That's right/39


“Obama ha depositato una memoria che condivide in pieno la posizione di Bush e Cheney e dice che il presidente ha il diritto di rapire, trasportare e imprigionare la gente a Bagram indefinitivamente e senza muovere accuse formali. Dice inoltre ai tribunali che non hanno alcuna autorità di criticare le sue decisioni sui poteri di guerra”
(Glenn Greenwald, Salon, 13 aprile)

di Christian Rocca

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