Orgoglio e carisma di casta dell'autista di autobus a San Francisco

Regole e rituali sui mezzi sanfranciscani: robusti, ibridi e rigorosamente bike friendly

Orgoglio e carisma di casta dell'autista di autobus a San Francisco

Foto LaPresse

Nella canicola settembrina di San Francisco, dopo varie ricerche, ecco l’unico luogo dotato di aria condizionata: l’autobus. Gli autobus sanfranciscani sono diversi da tutti gli altri, hanno aspetto e robustezza da trattori, spesso sono ibridi, doppiamente ibridi, nel senso di elettrici e a metano, attaccati ai fili oppure indipendenti. Starvi in piedi è impossibile, gli scossoni e le frenate e le inerzie di questi mezzi eccezionali abituati a inerpicarsi sulle salite ripidissime sono leggendarie. Anche il carattere del guidatore è peculiare.

 

Gli autisti, che sono spesso nativi americani, asiatici, molte donne, sono in comando assoluto del mezzo e della situazione. Hanno orgoglio e carisma di casta. Se una macchina ostruisce intimano, autorevoli: “Non lo vedi che non puoi parcheggiare, lì”, e però non è l’urlo disperato dell’autista romano, che sibila improperi, sicuro che effetti non ne avrà; qui l’urlo viene amplificato da un altoparlante che ripete all’esterno la voce dando un effetto sacrale e grottesco. L’autista maschio o femmina, comunque maschissimo e attivo, non solo guida, ferma, rimprovera gli automobilisti; aziona una telecamera che scatta foto, e poi la multa arriverà a casa ai malcapitati. Stacca i biglietti, di una carta velina antica, tariffa fissa 2,25, non dà resto; l’autobus non parte finché tutte le monetine non sono state infilate nel pertugio.

 

Solo allora il colossale mezzo alza e abbassa il muso del mezzo per permettere ai passeggeri di issare le loro bici sulla rastrelliera anteriore. Se poi c’è un frequente invalido, aziona pompe e meccanismi che scuotono l’autobus tutto, lo torcono, lo abbassano, come una balena a raccogliere Pinocchio nelle sue fauci. Allora esce una passerella, l’invalido sale, l’autobus si rialza, l’invalido si posiziona. L’imbarco dell’invalido può durare anche dieci minuti, e i sanfranciscani non battono ciglio, anche se talvolta nei loro sguardi si vede messo a dura prova il leggendario spirito di accoglienza.

 

Solo allora l’autobus-trattore sbuffando ibridamente riprende la sua corsa. Fino a quando qualche viaggiatore non si attaccherà alle cordicelle laterali, che non sono sottili appendini, ma il modo per azionare la richiesta di chiamata. Verso una nuova destinazione.

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