Mafiosi, fascisti e il senso delle parole che si perde

La cosa più sensata sulla vicenda della testata di Ostia l’ha detta il governatore campano Vincenzo De Luca

Mafiosi, fascisti e il senso delle parole che si perde

LaPresse/Marco Cantile

La cosa più sensata sulla vicenda della testata di Ostia l’ha detta il governatore campano Vincenzo De Luca, l’impresentabile rieletto trionfalmente malgrado la fatwa emessa dalla presidente Rosy Bindi. Molto più che da Ostia la mafia avanza verso la Capitale dal litorale laziale più a sud, dove i Bardellino comandano a Formia e dall’autostrada percorsa dai camion che portano frutta e verdura per la capitale dal mercato di Fondi rifornito dal giuglianese e controllato dai Mallardo. Eppure su queste vicende notissime non c’è grande pressione giudiziaria. Neanche giornalistica per la verità. Non si tratta di benaltrismo, piuttosto di senso delle proporzioni legato all’uso del termine mafia che sta diventando simile a quello della parola fascista, consumata a suo tempo con grande spreco dall’estremismo di sinistra più ignorante. Il risultato è che oggi si fatica a definire fascisti quelli di CasaPound, nuovi convitati ai talk de La7, e si largheggia nel qualificare mafiosi nelle sentenze della Cassazione quelli del racket del pullmino per la Moldavia.

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  • lucafum

    11 Novembre 2017 - 18:06

    prezioso Bordin. Il brutto e cattivo de luca è più competente della altissima commissione di anime belle, che lo bolla con la stella gialla dell'impresentabile, nonchè più acuto del Giornalista Collettivo.

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  • Nambikwara

    Nambikwara

    11 Novembre 2017 - 12:12

    C'è un "giornalista novo" che, lombrosianamente, sembra una brutta copia di Chiambretti e una, radiofonicamente parlando, altrettanto brutta copia di Cruciani: l'uomo (una parola alta) copia il politicamentre corretto italiano (PCI) dando del fascista a prescindere, come "l'estremismo di sinistra più ignorante".

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  • fabriziocelliforli

    11 Novembre 2017 - 12:12

    Mente Superiore ma anche uno di noi; Maestro fra discepoli, discepolo fra di loro; nascondendo sempre accuratamente i Suoi infiniti meriti e facendo di tutto per sfuggire all'oggettiva superiorità culturale : ogni riconoscimento all'improvviso è poca cosa. Condivido l'approccio metodologico: sempre. Mancando, però, io , di autostima e non sapendo se anche Bordin non se ne curi; timidamente , da bue che dà del cornuto all'asino esorto goffamente: Massimo: più autostima. (pregasi di ignorare accuratamente l'ultima frase..)

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  • agostinomanzi

    11 Novembre 2017 - 12:12

    Tranquilli. Una nuova categoria si affaccia all'orizzonte del discrimine: la presentabilità. Verrà acquisita anche dai giudici. Che senza altra aggettivazione può significare tutto. Anche i mafiosi, nel loro piccolo, hanno dei criteri di presentabilità (fare riferimento alle specie umane elencate dal mafioso del "giorno della civetta" - uomo mezzouomo quaquaraqua ecc. - che molti citano a spropsito credendole categorie dell' essere umano tout court. Si dice che Sciascia*, in una prima teatrale in una città del nord in cui il pubblico esplose in un applauso fragoroso al famoso passaggio categoriale di cui sopra, rabbrividì per l'equivoca vicinanza tra sentimento del pubblico e protagonista mafioso. Ma non era un equivoco, era l'Italia che sarà). * cit. sul podcast raitre ad alta voce, 1 puntata della lettura de " il giorno della civetta".

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