Antonino Di Matteo (Foto LaPresse)

Il buco nell'acqua di Di Matteo

Massimo Bordin

Il pm palermitano tenta di smarcarsi dalla vicenda del falso pentito Scarantino. Ma non tutto procede come lui vorrebbe

Le due sedute della commissione Antimafia che il dottore Antonino Di Matteo ha convocato intorno a sé, hanno avuto esiti forse per lui deludenti ma non sono state prive di elementi interessanti. Certo i problemi di audio nella prima e la secretazione della seconda hanno ridotto l’impatto mediatico dell’evento e anche il primo degli obiettivi che il pubblico ministero palermitano si era proposto non è stato raggiunto.

 

Di Matteo nella prima seduta si è molto applicato a negare ogni sua partecipazione alla vicenda sciagurata del falso pentito Scarantino ma le sue argomentazioni non hanno convinto chi nella stessa sede lo aveva criticato. La risposta di Fiammetta Borsellino è arrivata ieri in una intervista a Massimo Martini. La figlia del giudice ucciso ha replicato con una constatazione che avete potuto leggere anche qui, una settimana fa. “E’ vero che Di Matteo non ha partecipato alla fase delle indagini ma è stato pubblico ministero in dibattimento, ovvero nel luogo dove si forma la prova e dunque il pm ha la possibilità anche di stravolgere quanto ricevuto dall’indagine”. Di Matteo non lo fece e conferì dal banco dell’accusa piena attendibilità alle parole di Scarantino. Da questo punto di vista l’audizione è stata per Di Matteo un buco nell’acqua.

 

C’è un altro aspetto che però è interessante. Un componente della commissione, il senatore Tito Di Maggio, ha ricavato una impressione singolare dalle parole del pm nella parte secretata. “Ho avuto la sensazione che Di Matteo voglia scrollarsi di dosso il peso dell’inutile processo nel quale è protagonista”. Se ne riparla domani qui, alla vigilia della ripresa autunnale del processo senza fine.