Di Matteo e quella vecchia tesi su mafia e corruzione

Qualche nota degna di segnalazione dalla cerimonia di consegna della cittadinanza onoraria al magistrato 

Di Matteo e quella vecchia tesi su mafia e corruzione

Nino Di Matteo (foto LaPresse)

Sulla cittadinanza onoraria consegnata dalla sindaca Virginia Raggi al dottore Antonino Di Matteo, su questo giornale è stato detto già prima che l’evento giungesse a compimento. Fra le reazioni di ieri vale la pena di ricordare la sintetica definizione di “sconcia buffonata” proposta come giudizio da parte di Mauro Mellini, che è stato deputato radicale e membro del Csm, in una sua lettera aperta alla sindaca. Vale la pena forse di segnalare, leggendo dalle agenzie le parole pronunciate dai due protagonisti nel corso della cerimonia, l’accorata recriminazione per il mancato accoglimento da parte del tribunale romano della natura mafiosa dei reati sanzionati nella nota e recentissima sentenza. La sindaca si è detta spaventata, il dottore Di Matteo ha espresso un giudizio più articolato, sostenendo come non si sia “compreso che il sistema criminale con cui oggi ci dobbiamo confrontare è integrato fra metodi mafiosi e sistema corruttivo”. La sua tesi porta come conseguenza la contestazione dell’associazione mafiosa nei processi a esponenti politici per reati contro l’amministrazione. È la tesi che Di Matteo già sostenne quindici anni anni fa alla procura di Palermo, per la vicenda Cuffaro, quando uscì sconfitto, insieme ai dottori Ingroia e Scarpinato, in un teso contraddittorio con il procuratore capo Pietro Grasso e l’allora procuratore aggiunto Giovanni Pignatone, contro cui particolarmente si addensarono le critiche, contrari a contestare il reato di concorso in associazione mafiosa. In quel caso però la procura poi la causa la vinse.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • guido.valota

    26 Luglio 2017 - 13:01

    Ma quindi alla Raggi si dovrebbe contestare l'associazione mafiosa per le note vicende di abuso d'ufficio per le nomine e per i benefici 'inconsapevoli' delle polizze vita a lei intestate dai nominati. Ah, già, però dimenticavo che a un grillino basta dire che non c'era, e se c'era dormiva, e il magistrato è contento così. Una dormita collettiva, un sonnifero della ragione, questo è il grillismo.

    Report

    Rispondi

  • luigi.desa

    26 Luglio 2017 - 12:12

    Il primo governo Cavour ( cfr.denis mack Smith ) si pose subito il problema della mafia e della camorra fenomeni criminali secolare e conosciuti eppure tribunali siciliani in sentenza ( anni 1985 ) negarono la esistenza della mafia sostenendo che erano varie bande pure in conflitto tra loro. Poi si scatenò l'anti mafiismo deriso da Sciascia . Ora i giudici siciliani vengono in continente e ci raccontano che la mafia non è più a Palermo a Roma .Peccato che Sciascia non ci sia più e in sua vece c'è Travaglio.

    Report

    Rispondi

  • giantrombetta

    26 Luglio 2017 - 08:08

    Il circo mediatico giudiziario con nuovi politici in pista, sia pure come comparse, produce ormai spettacoli sempre più scadenti. Si direbbe noiosi, se non fossero purtroppo pericolosi. Annoto soltanto che la tesi del dottor Di Matteo sul nesso congenito la mafia e corruzione e dunque sulla necessità di applicare la normativa antimafia fin dalle indagini sui reati di corruzione e' condivisa pure dal capo supremo della nostra polizia, sulle cui dichiarazioni non mi pare il governo, che l'ha nominato, abbia aperto bocca. Una volta si diceva che chi tace acconsente...

    Report

    Rispondi

Servizi