Ingroia: "Garantista con gli innocenti e giustizialista con i colpevoli”. Perché c'è da preoccuparsi

Le parole del magistrato sono il segno della degenerazione del dibattito sulla giustizia

Ingroia:  "Garantista con gli innocenti e giustizialista con i colpevoli”. Perché c'è da preoccuparsi

Antonio Ingroia (foto LaPresse)

Il commento più singolare, diciamo così, sulla vicenda Contrada, l’ha scritto su Twitter Antonio Ingroia: “Io sono garantista con gli innocenti e giustizialista con i colpevoli”. Naturalmente la presa di posizione dell’ex pm ha suscitato reazioni, la più tagliente delle quali è stata quella di chi ha commentato che, trattandosi di una sciocchezza assoluta, c’era la prova che erano parole a lungo meditate. Qui non si vuole arrivare a tanto ma piuttosto notare, come del resto ha già fatto Riccardo Arena di Radio carcere, quanto le categorie messe in campo da Ingroia siano non solo terribilmente logore ma soprattutto il segno della degenerazione del dibattito sulla giustizia. Prima ancora di ogni altra considerazione, c’è da preoccuparsi se uno che ha fatto il magistrato ritiene che il codice con le sue garanzie vada applicato a discrezione. Perché questo ha scritto, se le parole hanno un senso. Un dibattito del genere dovrebbe essere inammissibile in un paese, come usa dire, civile. Se invece di questo si parla, se l’aggettivo che definisce la necessità di rispettare i codici viene connotato come partigiano, vuol dire che qualcosa davvero non va. E’ banale segnalarlo? Forse, ma assuefarsi a classificazioni storte è pericoloso.

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    11 Luglio 2017 - 08:08

    Mi ricorda la vicenda di un Pm che perseguito' per anni un mio caro amico innocente. Quando gli feci osservare che stavo brindando con questo amico per la definitiva sentenza di assoluzione della Cassazione mi disse più o meno: brindo anch'io perché la giustizia ha trionfato. Sempre bisogna aver fiducia nella giustizia, aggiunse. A legger che la sentenza di assoluzione di Contrada arriva dopo un quarto di secolo, la mia cieca fiducia nelle giustizia un po' traballa. Ne' mi conforta che la sinistra saluti l'allungamento della prescrizione come una vittoria progressista e riformista per una giustizia più giusta. Quella sinistra la cui missione riformatrice prioritaria appare essere quella di promuovere in Parlamento l'inserimento in codice penale di sempre nuovi reati. Arturo Gismondi dedico' negli anni novanta un saggio sulla Repubblica delle Procure. Oggi il Foglio scrive di Repubblica giudiziaria. E ogni anno pare siano migliaia gli incarcerati ingiustamente.

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