Bruno Contrada, il reato che non c'è e la legge (sui pentiti) che c'è

Luciano Violante lo fece notare 25 anni fa, dopo l'arresto del poliziotto: all'epoca gli agenti lavoravano con gli “informatori”. Ma poi non disse altro 

Bruno Contrada, il reato che non c'è e la legge (sui pentiti) che c'è

“Bisogna leggere le motivazioni”. Lo dicono sempre dopo una sentenza non prevista e nel caso di Bruno Contrada suona meno ipocrita che in altre occasioni. È innegabile che la faccenda sia complicata e a mostrarlo basta un breve riassunto. Imputato per “concorso esterno” con la mafia, il funzionario di polizia, e poi dirigente del servizio segreto per l’interno, fu prima condannato, poi assolto in appello, poi la cassazione annullò e allora fu ricondannato in appello e la cassazione fu soddisfatta. Provate a paragonare un simile ambaradam alla formula anglosassone che governa la giustizia: “Al di là di ogni ragionevole dubbio”. Siamo largamente al di qua, ma provate a dire che i tre gradi di giudizio, pressoché automatici, vi ricordano la calcistica “lotteria dei rigori” e allora magistrati, e avvocati, vi salteranno alla gola. “È il massimo del garantismo – diranno – e ce lo invidiano tutti”. Sanno benissimo che quello che invidiano sono gli stipendi dei magistrati. Le parcelle, gli avvocati riescono a farsele pagare in qualsiasi parte del mondo. Ci voleva una corte europea per dirci che non si può essere condannati per un reato che non esisteva nel momento in cui sarebbe stato commesso? Il problema è che quel reato non esiste ancora nel codice. È solo un mix di sentenze di quella cassazione che tutti i magistrati del mondo ci invidiano. Piuttosto c’è qualcos’altro che, all’epoca dei fatti contestati a Contrada, non c’era e oggi c’è: la legge sui pentiti. All’epoca i poliziotti lavoravano con gli “informatori”. Lo fece notare Luciano Violante poche ore dopo l’arresto di Contrada, la vigilia di Natale di 25 anni fa, ma poi non disse altro.

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  • albertoxmura

    09 Luglio 2017 - 11:11

    La formula "al di là di ogni ragionevole dubbio" è di origine anglosassone ma è ormai inserita nell'ordinamento italiano. Con la modifica avvenuta in forza dell'art. 5 della legge del 20 febbraio 2006 n.46, ora l'articolo 533, comma 1 del codice di procedura penale recita: "Il giudice pronuncia sentenza di condanna se l’imputato risulta colpevole del reato contestatogli al di là di ogni ragionevole dubbio. Con la sentenza il giudice applica la pena e le eventuali misura di sicurezza". Il punto è che il reato di "concorso esterno" non è solo un ossimoro, ma una "contradictio in adiecto". Se c'è concorso esso non può che essere interno. Se si è fuori al massimo può esserci favoreggiamento. Ma l'infiltrazione della polizia per acquisire informazioni non è certo favoreggiamento.

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  • giantrombetta

    08 Luglio 2017 - 12:12

    Caro Bordin, chiedi al grande riformatore di sinistra Renzi cosa ne pensa della faccenda e come intende per rimedio a questo scandalo rieterato, pagato sulla pelle di molti poveri disgraziati. Chiedi per cortesia al ministro Guardasigilli, grande riformatore della sinistra progressista, come si possa continuare a dire che e' un trionfo della Giustizia una sentenza di assoluzione pronunciata dopo 25 anni,buona parte dei quali trascorsi dall'imputato in galera, magari con regime più duro. Può almeno qualcuno nutrire il ragionevole dubbio sul conclamato riformismo di tale sinistra? Nel senso che si vorrebbe capir meglio, almeno prima di votare, quale sia in dettaglio il contenuto delle riforme con le quali ci pone l'alto e nobile proposito di cambiare l'Italia. Di grazia, cambiarla come? Dilatando i tempi della prescrizione così conosceremo le sentenze definitive dopo 50 anni? Approvando nuove leggi che allargano la normativa antimafia ad altri reati, dilatando i poteri inquisitori ?

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