C'è anche Pisapia tra le vittime della nuova legge elettorale

L'ex sindaco di Milano sognava un “campo progressista” al fianco del Pd. Invece sta nascendo un'accozzaglia

La scissione è un venticello ma non scuote né Sala né le foglie del Pd

Giuliano Pisapia (foto LaPresse)

A ben guardare le vittime del sistema elettorale che si va affermando sono due. Non c’è solo Alfano ma anche Pisapia. L’ex sindaco di Milano per la verità dava l’impressione di uno che si stava cacciando in un guaio già al momento della sua, diciamo così, discesa in campo. Le cose non sono migliorate, tutt’altro, e non era imprevedibile. Mdp, Art.1 o come si chiamerà la lista che D’Alema e Bersani stanno alacremente mettendo insieme guarda a un’area che si aggrega intorno ai comitati per il No al referendum con nomi di cartello Anna Falcone e Tomaso Montanari e numi tutelari come Gustavo Zagrebelski e Sandra Bonsanti. È ricomparso perfino il professore Paul Ginsborg, quello del “ceto medio riflessivo”, nei confronti del quale, a suo tempo, D’Alema esercitò motivatamente il suo famoso sarcasmo. Il cemento che terrebbe insieme un aggregato del genere non potrebbe certo essere antisismico ma forse potrà bastare il mastice anti renziano. Nell’accozzaglia potrebbe ritrovarsi anche la presidente della Camera, ma per Pisapia sarebbe parecchio difficile. Il “campo progressista” che intendeva far nascere a fianco del Pd si è bruscamente ristretto ai brandelli di quella che ormai anche la direttrice del Manifesto definisce la diaspora di Sel. Non è una prospettiva esaltante. Tutto fa pensare che il foro di Milano ritroverà uno dei suoi membri più stimati.

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