Il catechismo complottista sulle stragi del '92

Domande e risposte di Marco Travaglio a Roberto Maria Scarpinato. Gli “interessi politici oscuri tramano ancora”, dicono 

Il catechismo complottista sulle stragi del 92

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (foto LaPresse)

Uno stanco rituale che si ripete con cadenza annuale, nell’anniversario delle stragi del '92, talvolta biennale, in caso di eventi imprevisti, come per esempio una sentenza che demolisce le tesi della pubblica accusa, oppure programmati, come l’uscita di un nuovo libro dell’intervistato. Nelle domande e risposte di Marco Travaglio a Roberto Maria Scarpinato si compone una sorta di catechismo complottista volto a denunciare che “interessi politici oscuri tramano ancora”. Il procuratore generale non ha dubbi, oltre la mafia “si mossero altre forze che la utilizzarono come braccio armato, come ‘instrumentum regni’ e causale di copertura per i loro sofisticati disegni finalizzati a destabilizzare la politica”. Lo schema è sempre lo stesso, da un quarto di secolo Scarpinato è convinto che le stragi furono funzionali alla discesa in campo di Berlusconi. Dietro il tritolo “si celavano menti raffinate e soggetti esterni”. A questo punto anche Travaglio mostra, o finge, di spazientirsi. “Possibile che in 25 anni non siate riusciti a fare luce?”. “E come si fa quando vengono sottratti ai magistrati documenti decisivi per l’accertamento di retroscena occulti?”. A questo punto si sgrana un rosario partendo dalla famosa agenda rossa “trafugata con una straordinaria e lucida tempistica” (l’accusato del presunto furto fu assolto) fino al covo di Riina non perquisito (assolti i presunti responsabili) e ripulito fino a smurare la cassaforte (un falso clamoroso continuamente ripetuto). Fra un anno si replica.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    24 Maggio 2017 - 18:06

    La celebrazione a Giovanni Falcone è stata profana dalla presenza nella prima e seconda fila tra i più feroci dei suoi nemici e nessuno ,una accolita di vili ,ha avuto la dignità di affermarlo.

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  • maurizio guerrini

    maurizio guerrini

    24 Maggio 2017 - 16:04

    Che i magistrati eredi di Falcone siano i primi ad aver tradito il suo insegnamento è fatto assodato. Tuttavia, caro Bordin, il fatto che la verità non sia ancora dimostrabile non estingue la realtà della collusione mafiosa dello Stato, se non altro per il fatto di aver lasciato la tutela dei cittadini nelle mani della mafia che così si è fatta potere come lo Stato. Ciò che per un magistrato è indebita supposizione è certezza ai semplici occhi dei cittadini, ossia la verità di uno Stato mafioso e vessatorio, dedito al baratto della libertà degli individui con la prona collusione a qualsiasi potere illegittimo, che froda le leggi che esso stesso promana, che non serve ma asserve il popolo, che diffida dell'individuo invece che promuoverne l'iniziativa. Chi poi crede che la responsabilità politica dello stato sia stata chiarita deve solo attendere i prossimi eroi che questa dannata Italia ha sempre bisogno di sacrificare sull'altare per il perdono della propria partigiana vigliaccheria.

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  • giantrombetta

    24 Maggio 2017 - 08:08

    C'era una volta il magistrato che parlava solo e soltanto attraverso le sentenze. Il silenzio del magistrato era sacro. L'averlo infranto e' una delle più gravi sciagure dei nostri tempi sventurati. Deriva e declino delle istituzioni sono eufemismi. Il dottor Grasso presiede il Senato della Repubblica, ovvero ricopre la seconda carica dello Stato. In passato fu magistrato prima giudicante e poi inquirente ( che stranezza!). Che senso ha vada oggi in TV per ricordare e commentare con dovizia di particolari personali e di aneddoti le vicende di un processo in cui fu giudice a latere e dunque alla cui sentenza partecipo' in camera di conisiglio? Almeno dei processi di cui e' stato attore più o meno protagonista un magistrato potrebbe smettere di parlare e sparlare per sempre fuori dall'aula giudiziaria, soprattutto se ora presiede L' aula del senato?

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  • carlo schieppati

    23 Maggio 2017 - 23:11

    Sì, dietro la mafia si mossero altre forze: in primis la magistratura. Minoli, nel suo recente servizio su La7 ha ricordato la frase di Falcone: "Il CSM mi ha consegnato alla mafia". E gli stralci di Samarcanda dell'epoca documentano la parte avuta dagli Orlando, dai Galasso e dalle altre losche figure di contorno. Insomma, si continua a negare l'evidenza: Falcone (e gli altri tre del '92) è stato ucciso dalla Mafia su ordine dell'Antimafia.

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