Un bilancio di questo 25 aprile

Un libro aiuta a capire le polemiche di questi giorni

Un bilancio di questo 25 aprile

5 Aprile a Milano: Manifestazione per la liberazione in corso Venezia (foto LaPresse)

Ora che le manifestazioni si sono tenute e i discorsi sono stati pronunciati si può fare un bilancio di questo 25 aprile. Sappiamo ormai tutto sulla brigata ebraica, anche qualcosa di troppo considerato che abbiamo letto versioni diverse sulla sua data di nascita, sulla sua operatività e perfino sulla sua composizione. Per fortuna non c’è la stessa discordanza delle fonti sulla brigata arabopalestinese di “Waffen SS” e sulla presenza del gran muftì di Gerusalemme a Berlino alla corte di Hitler. Su questi ultimi due fatti non ci sono divergenze e dunque si possono dare per acquisiti. Certo si può approfondire tutto ma bisogna leggere molti libri. Sull’Italia e Roma forse però ne basta uno, bellissimo: “Duello nel ghetto” di Maurizio Molinari e Amedeo Osti Guerrazzi. Ci racconta l’incredibile ed eroica storia del “Moretto”, Pacifico Di Consiglio, ebreo, pugile e partigiano ma soprattutto ribelle all’ingiustizia. Si nascose nel ghetto razziato e sfidò tedeschi e fascisti salvando persone e colpendo delatori e miliziani. Un eroe in un quadro terribile di arbitrii e di deportazioni senza ritorno. Nel libro, a un certo punto, anche a spiegazione della solitudine dell’eroe, si affaccia una domanda. In quei mesi a Roma moltissimi ebrei furono deportati con i treni. Tutti lo sapevano, si conoscevano le stazioni dalle quali partivano. Eppure tutte quelle tristi operazioni furono condotte senza la minima azione di disturbo da parte dei gruppi armati pure attivi in città che nemmeno tentarono. Almeno ci pensarono? Ecco la domanda a cui il libro non può dare risposta. In compenso aiuta a capire le polemiche di questi giorni.

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Commenti all'articolo

  • efis.loi

    26 Aprile 2017 - 22:10

    Porsi domande su quel periodo alla fine porta alla domanda su chi comandasse la Resistenza. Considerando i passeggeri di quei treni, si può pensare: i cristiani. Qualcuno dice lo abbiano fatto fin dall'inizio, quando cominciarono a scrivere i vangeli. Poi, molti si scristianizzarono diventando comunisti. In quali mani erano le armi della Resistenza? in quelle dei cristiani (democratici), sulla via della D.C., o in quelle, senza offesa per qualcuno, dei comunisti del P.C.I.?

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