Ecco perché Minzolini merita di restare senatore

In Aula l'ex direttore del Tg1 ha sollevato una questione che ha una forza innegabile

Ecco perché Minzolini merita di restare senatore

Augusto Minzolini ieri in Aula al Senato (foto LaPresse)

In estrema sintesi ieri nell’Aula del Senato non si è votato sull'applicazione di una legge ma sulla possibilità di godere di un diritto che dovrebbe essere scontato. È innegabile che la decisione della giunta dovesse fotografare la sentenza definitiva in relazione alla legge Severino. Coerente o meno che sia la legge sulla decadenza dei parlamentari, logicamente connessa o meno che appaia la sentenza della Cassazione, non c'era spazio di intervento nel merito da parte della giunta. Eppure la questione sollevata, sulla base della sua vicenda, da Augusto Minzolini ieri in Aula ha una forza innegabile. Il diritto di non essere giudicato da un magistrato che abbia avuto la sua stessa qualifica di parlamentare, per di più in un gruppo avversario, può essere difficilmente messo in discussione. Le porte girevoli fra i tribunali e le assemblee elettive sono state magnificamente denunciate ieri con un esempio che solo un giornalista poteva trovare: e se Emiliano, tornato a fare il magistrato, giudicasse Renzi? Solo per questa immagine Minzolini merita di restare a Palazzo Madama.

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Commenti all'articolo

  • albertoxmura

    17 Marzo 2017 - 22:10

    Sì, ma cosa si aspetta a fare una legge che eviti che un giudice ex parlamentare giudichi un suo avversario politico? La decadenza dai ruoli nella magistratura non è prevista dal nostro ordinamento e temo che una legge in tal senso sarebbe dichiarata incostituzionale dalla Consulta. Tuttavia, si potrebbe imporre che ai magistrati che sono stati in politica sia impedito di giudicare persone esposte politicamente.

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  • Jean Valjean

    17 Marzo 2017 - 10:10

    Caro Bordin, spesso condivido i suoi editoriali, questa volta no. Minzolini non è stato giudicato solo "da un magistrato che abbia avuto la sua stessa qualifica di parlamentare, per di più in un gruppo avversario", ma da un collegio composto da tre giudici. E la decisione emessa dal collegio è stata confermata in Cassazione. Sedere ai lati opposti del Parlamento non significa essere nemici mortali (e guai a insinuarlo), ci sono coniugi e amici fraterni che lo sono stati. In più la legge prevede l'istituto della ricusazione, che avrebbe potuto essere utilizzato qualora vi fossero ragioni di temere la grave inimicizia del giudicante. Qui si è solo disapplicata una legge dello Stato. E la disapplicazione di una legge vigente, da lei spesso giustamente denunciata quando commessa a danno di indagati o imputati, è sempre la negazione dello stato di diritto, anche quando favorisce il condannato. Difendere lo stato di diritto a targhe alterne è solo tifo. Cordialità

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    • luciano_avogadri

      18 Marzo 2017 - 17:05

      Le Leggi le fa il Parlamento, che in quanto tale è quindi "sopra" le leggi, perchè può modificarle quando e come vuole. Fare una scelta difforme da una previsione di Legge, non è altro che l'esercizio di un Potere che il Parlamento ha. E che la Magistratura non ha. E' la Magistratura che deve applicare le Leggi, interpretando la Volontà del Legislatore, e non inventarsele con interpretazioni capziose che tutto sono, meno che la interpretazione della Volontà del Legislatore.

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  • giantrombetta

    17 Marzo 2017 - 09:09

    Ciò che e' ancor più grave è che Emiliano potrebbe tornare a indagare o giudicare non solo Renzi, ma purtroppo anche qualsiasi altro cittadino. Poi dice che e' nostro primario dovere continuare ad aver fiducia nella magistratura a prescindere. Non avrai altro Dio all'infuori di me sta scritto solo nei comandamenti della religione cristiano cattolica, mi pare.

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  • carlo schieppati

    17 Marzo 2017 - 08:08

    Travaglio ieri sera dalla Gruber ha detto che "il voto che ha salvato Minzolini è un atto eversivo, è un colpo di Stato" Ora io dico: se il Parlamento è chiamato a votare sulla decadenza di un proprio membro significa che nel farlo esercita una funzione che è la sua propria, cioè di carattere sovrano. Tanto è vero che può votare sì o no. Se fosse chiamato solo a ratificare non sarebbe sovrano. A me sembra che "eversivo" sia l'atteggiamento di quasi tutta la stampa che contesta la sovranità del Parlamento. Ma, come dice Gianfranco Rotondi, la cultura istituzionale dei nostri giornalisti è nulla (quasi come quella dei nostri magistrati).

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