Quello di fiducia a Lotti sarà un voto completamente politico

La mozione contro il ministro è improbabile. Ma sarà un banco di prova per i fuoriusciti dalla scissione Pd

Quello di fiducia a Lotti sarà un voto completamente politico

Luca Lotti all'inaugurazione dell'anno giudiziario 2017 (LaPresse)

Non è per nulla sicuro che la mozione di sfiducia contro il ministro Lotti ottenga la maggioranza, anzi a fare i conti sulla carta è improbabile. Per di più proprio personalizzando la questione è inevitabile fare i conti con il suo merito. Non è la stessa cosa della ministra Cancellieri o della ministra Guidi, che pure non erano indagate al momento delle loro dimissioni. C’era la certezza però di un loro comportamento, variamente giudicabile. Nel caso di Luca Lotti certezze non ce ne sono di alcun tipo. Non c’è nemmeno una intercettazione che riporti la sua viva voce, e gli sms branditi dal governatore-candidato-magistrato non contengono nulla di censurabile. Almeno, questo è lo stato dell’arte al momento della presentazione della mozione, a meno che non si voglia sul serio ritenere probante una L. vergata su un foglietto strappato e ricomposto. Né si tratta di autorizzare un procedimento che il Parlamento non ha più alcun potere di fermare. Sarà dunque un voto totalmente politico anche se indotto da una iniziativa giudiziaria. Una considerazione di tipo politico a questo punto è lecita. La scissione dei fuoriusciti dal Partito democratico avrà un banco di prova nel voto su Lotti. Se aderiranno alla mozione di leghisti e Cinque stelle se ne dovrà dedurre che ritengono sul serio di potersi giovare di una iniziativa sulla quale non hanno al momento alcun controllo e, in prospettiva, nessuna possibilità di egemonia. Se ce ne fosse ancora bisogno sarebbe la prova del loro velleitarismo e, insieme, della loro subalternità.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • carlo.trinchi

    05 Marzo 2017 - 09:09

    No, gli ex non voteranno contro. Troppo furbi e troppo ingenui. Votare contro significherebbe una loro compromissione con l'indagine e questo mai deve apparire. Meglio sparire nel mucchio del voto e poi dire quello che gli pare a seconda della convenienza dei casi loro. Votare contro è contro il governo Gentililoni e questo loro a parole non lo vogliono. Meglio rimanere anonimi e accusare Berlusconi di aver aiutato nuovamente il suo amico Renzi e dimostrare ulteriormente la commistione. Meno male che si sono appellati un nome che è un programma. Partito Progressista: ma progressisti di che?

    Report

    Rispondi

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    04 Marzo 2017 - 16:04

    Su Lotti voto politico? Certo: se il circo mediatico/moral/giustizialista viene considerato un legittimo, indispensabile soggetto politico. Come dire: per salare l'acqua della pasta è prassi corrente usare cianuro. Non va mica bene.

    Report

    Rispondi

  • carlo.trinchi

    04 Marzo 2017 - 15:03

    No, i fuoriusciti non voteranno contro, se lo facessero se ne assumerebbero per intero la responsabilità e la mozion di sfiducia ricadrebbe sul governo e non sul solo Lotti. Significherebbe inoltre andare al voto e non solo sostituire la vittima. Un Gentiloni azzoppato e medicato con altro soggetto sarebbe una pessima immagine che lo stesso Gwntiloni non accetterebbe altrimenti avrebbe chiesto lui stesso un passo indietro a Lotti. Al contrario non sfiduciare darà ai fuoriusciti l'aureola dei garantisti, dei buonisti, dei congiurati che scongiurano, di coloro che tengono alle istituzioni. Questo faranno. La telenovela continua. Purtroppo.

    Report

    Rispondi

  • giantrombetta

    04 Marzo 2017 - 10:10

    Mi scusi, Boldrin, ma non era prassi democratica che ad ogni rilevante e sostanziale mutamento del quadro politico parlamentare il Presidente del Consiglio rimettesse il mandato e il Presidente della Repubblica promuovesse un dibattito ed un pronunciamento del Parlamento in termini di fiducia? O siamo alla farsa di una scissione dentro al partito che ha la responsabilità del governo con conseguente formalizzazione di nuovi gruppi parlamentari, con gli scissionisti che dichiarano di non condividere più le scelte del loro ex partito ma che pare continuino a sostenere in aula con la fiducia il governo che a quelle scelte da attuazione con provvedimenti di,legge? Nel silenzio assoluto del Quirinale. Insomma gli scissionisti sono contro il Pd e chi lo guida, ma sono a favore del governo che di quel partito e di chi lo guida rivendica in parlamento d'essere conclamata espressione. Ci mancava anche questo nella nostra travagliata,confusa se non torbida storia istituzionale degli ultimi anni

    Report

    Rispondi

Servizi