Suicidi e tempeste

L’agonia della Seconda Repubblica sembra diversa dal 1993

Roma, manifestazione "NO BOLKESTEIN" con Di Maio e Salvini

Roma, manifestazione "NO BOLKESTEIN" con Di Maio e Salvini (foto LaPresse)

L’agonia della Seconda Repubblica, che ieri ha vissuto una giornata importante, sembra diversa dal 1993, quando il sistema dei partiti durato cinquant’anni andò in pezzi. C’è un elemento di similitudine nella pulsione suicida di un ceto politico stremato ma è forse decisiva a fare la differenza l’assenza di un elemento esterno decisivo come causa scatenante individuabile. Stavolta non ci sono procuratori, a cavallo o in Mercedes, ma un concorso di cause, la maggior parte internazionali, che evoca l’immagine della tempesta perfetta. Eppure quella pulsione suicida del ceto politico, se non è forse decisiva, è sicuramente importante e si manifesta nell’inedito alleanza che spinge per le elezioni prima possibile e a prescindere da tutto il resto. Si può capire Giorgia Meloni che sostiene che l’articolo 1 della Costituzione recita: “Il potere appartiene al popolo”, come se l’avesse scritta Mao tse Tung. L’articolo in questione procede parlando di esercizio limitato da “forme e limiti” previsti nella Costituzione stessa. La forzatura della Meloni è demagogia di grana grossa. Ingiustificabile ma comprensibile. Quello che non si capisce è come Renzi finisca per fare l’errore di allearsi, sia pure strumentalmente, con la Meloni, Salvini e, soprattutto, Grillo. Quelle forme e quei limiti esistono e a farli valere non potrà che essere il Quirinale. E lì si concentrerà la tempesta.

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