Grillo alla prova Berlusconi-Prodi

Si addita il comico come un pericolo per la democrazia – e argomenti in materia non mancherebbero – addebitandogli una intervista al Journal du Dimanche

Beppe Grillo

Beppe Grillo (foto LaPresse)

Sembra inarrestabile la marcia di Grillo. Ieri nello spazio di una manciata di ore, fra mattina e primo pomeriggio, è riuscito a ribaltare gli attacchi apparentemente insidiosi che gli arrivavano dalla grande stampa. Siccome il personaggio è quello che è e le sue argomentazioni sono sempre sconclusionate, non resta che prendere atto di un fenomeno che la storia ogni tanto produce. Si può forse definire suicidio di un ceto dirigente attraverso i suoi mezzi di comunicazione. Si addita Grillo come un pericolo per la democrazia – e argomenti in materia non mancherebbero – addebitandogli una intervista al Journal du Dimanche in cui sostiene confusamente che non è un male che Vladimir Putin e Donald Trump possano dialogare, aggiungendo che in ogni caso non si può continuare a sanzionare la Russia. Grillo, che non è un’aquila, alle prime critiche si era impaurito e aveva affastellato una penosa marcia indietro. Solo che ieri sono uscite due interviste di Prodi e Berlusconi dove, con maggiore ordine e raziocinio, in materia venivano esposti da entrambi, grosso modo, gli stessi suoi concetti. Impossibile per il governo Gentiloni-Alfano usare quell’intervista come spunto polemico. Non era imprevedibile. Così come non è stata illogica la reazione grillina a un retroscena di Repubblica che ieri mattina adombrava un’alleanza fra il M5s e il duo Salvini-Meloni. Facile per Grillo lo stentoreo “Noi non ci alleiamo con nessuno. Noi siamo diversi!”, scontata la soddisfazione della sua base elettorale. Sarebbero pazzi a fare un accordo prima del voto.

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Commenti all'articolo

  • Andrea

    24 Gennaio 2017 - 12:12

    Non c'è partita. Basta ritornare alla dichiarazione di Grillo dopo le ultime elezioni statunitensi. Trump? Il grande rivoluzionario globale. Putin, nella visione del Grillo, sarebbe l'uomo d'ordine. Il tutto, sia chiaro, letto in senso simbolico-elettoralistico. Ecco: simbolicamente, il discorso di Grillo sembra molto più necessario di quelli del duo Berlusconi-Prodi. Per questo, per me, non c'è partita.

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