I due sentimenti dell'elettorato

In una giornata di sondaggi non entusiasmanti per il governo, Matteo Renzi ha trovato motivo di consolazione nel traguardo simbolico raggiunto dal suo governo, che è arrivato al millesimo giorno.

Matteo Renzi

Matteo Renzi (foto LaPresse)

In una giornata di sondaggi non entusiasmanti per il governo, Matteo Renzi ha trovato motivo di consolazione nel traguardo simbolico raggiunto dal suo governo, che è arrivato al millesimo giorno. L’evento è significativo ma non è detto che per lui sia consolante. In precedenza la soglia dei mille giorni era era stata varcata solo da Berlusconi, per due volte, e da Craxi. Il podio ideale che viene evocato è dunque composto da outsider, affermatisi sull’onda dell’esigenza di un rinnovamento radicale che poi, nel corso del loro mandato, non sono riusciti a realizzare. Almeno è il caso dei primi due, ma anche a Renzi i sondaggi, pur nella loro conclamata relativa attendibilità, non prospettano nulla di buono. Sembrerebbe dunque che nell’elettorato, e nel ceto politico che bene o male ne è espressione, viva un sentimento di disponibilità al cambiamento ma anche di impazienza sulla sua realizzazione, che finisce per sommarsi all’umore opposto di quelli che, strada facendo, si ritraggono impauriti, e alle inevitabili sacche di conservazione corporativa. Possono poi giocare un ruolo apparentemente decisivo fattori esterni, finanziari, giudiziari o di politica estera ma la comparazione dei “governi da mille giorni” mostra che la base della loro fine sta nell’atteggiamento dell’elettorato. L’affidabilità dei sondaggi è tema largamente controverso ma le sequenze ripetute nella politica italiana forse sono utili a capire.

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  • bgirons01@gmail.com

    bgirons01

    20 Novembre 2016 - 18:06

    Peccato che dopo mille giorni non sia riuscito a fare quello che si proponeva per i primi cento. Un po' troppo poco. non vi sembra. La ragione principale per votare NO al referendum ... sono due: a parte l'oggettiva critica su una nriforma che riforma poco o niente, e quel poco in chiave negativa, la speranza che vedendosi contraddetto per una volta sia ligio alla sua parola e se ne vada.

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  • fabriziocelliforli

    20 Novembre 2016 - 12:12

    Bell'analisi , casomai occorresse riaffermare pubblicamente la mia ammirazione per l'Autore. Ella però ha descritto una riva del fosso: quella che vede l'elettorato. L'altra, secondo me, è dalla parte dei premier "over thuosand days": governare ovvero fare o tentare di fare o agire, logora. Il pragmatismo da noi è ancora un corpo estraneo: noi veniamo dal filosofare che delega ad altri il fare....

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  • Giovanni

    19 Novembre 2016 - 18:06

    (continuo dal precedente) ...oppure confusione totale e ignoranza riguardo ai quesiti.

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  • Giovanni

    19 Novembre 2016 - 17:05

    In realtà cio che traspare dai sondaggi è alquanto strano. Infatti gli intervistati hanno dichiarato in maggioranza di voler votare No ma quando gli è stato chiesto se erano d'accordo sulla abolizione di una delle due camere e sulla chiarezza di competenze fra enti locali e stato che sono due dei cardini della riforma si sono dichiarati favorevoli. Non si spiega se non in due modi: antirenzismo o

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