L’antipatico e freddino premier britannico, Gordon Brown, lotta da anni per sconfiggere il riflesso del suo brillante predecessore, su tutti i fronti. Ora la crisi forse gli offre l’opportunità giusta. Dopo essersi scagliato contro i cattivoni della finanza che hanno causato la crisi (e i loro bonus da capogiro), Brown si avvicina al Vaticano. Nessuna conversione in vista per il presbiteriano di ferro più famoso del Regno Unito (al contrario di Blair, che abbracciò il cattolicesimo appena lasciata Downing street senza grandi sorprese), quanto la volontà di mettersi apertamente dalla parte dei “buoni”.
Di crisi economica Brown ha parlato sulla prima pagina dell’Osservatore Romano di ieri, approfittandone per ribadire l’impegno di Londra per sconfiggere la povertà nei paesi in difficoltà, tema che al papa sta molto a cuore. E di crisi Brown ha discusso oggi nel suo colloquio privato con Benedetto XVI. Il premier è andato a portare i risultati (un miliardo e seicento milioni raccolti) dell’International Finance Facility for Immunisation, il fondo obbligazionale creato dallo stesso Brown quando era ministro del Tesoro per affrontare l’emergenza sanitaria nel Terzo mondo.
I titoli sono conosciuti anche come “bond del Papa”, perché nel 2006 fu il cardinale Martino a comprare l’obbligazione numero uno per conto di Benedetto XVI. Non sarà cattolico come la speaker del Congresso americano, Nancy Pelosi – che ieri in Vaticano si è sentita fare un bel ripasso sulla difesa della vita da parte cattolici in politica e sull’importanza del loro impegno antiabortista – né intende diventarlo come Blair, ma non ha più alcuna intenzione di passare per il cattivo di turno
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