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Ecco nomi e cognomi della fronda anti Ratzinger

Y a-t-il une opposition romaine au Pape? Con questo titolo – retorico nel punto di domanda – il quindicinale cattolico L’Homme Nouveau, la cui casa editrice diffonde Oltralpe L’Osservatore Romano in lingua francese, ha titolato un lungo dossier in due puntate apparso negli ultimi numeri. Particolarmente interessante la seconda di queste puntate dove, in ben cinque pagine, vengono fatti nomi e cognomi di quella che sarebbe la fronda antiratzingeriana interna alla Curia Romana. L’inchiesta è curata dall’abbé Claude Barthe, sacerdote conosciuto e stimato dall’attuale Pontefice che alla fine dell’anno santo del 2000 – da prefetto della Congregazione per la dottrina della fede – gli concesse una lunga intervista pubblicata sul mensile Spectacle du monde. Per L’Homme Nouveau “l’opposizione” di Sua Santità conserva “delle posizioni strategiche” all’interno della segreteria di stato, dove agirebbe una “couronne sacrée”, una sorta di “segreteria di stato interna alla segreteria di stato”, che agirebbe con “vedute divergenti” dal Papa e dal segretario di stato cardinale Tarcisio Bertone, e che sarebbe costituita dal Sostituto, l’arcivescovo Fernando Filoni, il “ministro degli interni” vaticano, dal suo vice, l’assessore mons. Gabriele Caccia, dall’arcivescovo delegato Carlo Maria Viganò (il potente “capo del personale” della segreteria di stato), dall’arcivescovo Paolo Sardi (influente coordinatore dei ghost writers pontifici), da monsignor Carlo Maria Polvani (trait d’union tra la segreteria di stato e i mezzi di comunicazione vaticani, “nipote di Viganò” che “si diverte a giocare all’ammiratore rétro di Che Guevara”).

Ma l’elenco degli oppositori stilato dall’abbé Barthe non si limita ad indicare gli “infiltrati” negli uffici che più da vicino collaborano con il Papa. Nella lista dei “cattivi” infatti vengono inseriti anche ben quattro capi-dicastero della Curia. Tre cardinali: Claudio Hummes, prefetto della Congregazione per il clero, accusato di lavorare più o meno apertamente per abolire il celibato obbligatorio per i sacerdoti della chiesa latina; William Levada, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, accusato di essere “un uomo di compromessi” e di aver appoggiato l’ascesa di vescovi liberal in Nordamerica; Ivan Dias, prefetto di Propaganda Fide, accusato di essere vicino al cardinale Achille Silvestrini (considerato il capostipite della fronda antiratzingeriana). A questi porporati viene aggiunto poi l’arcivescovo Gianfranco Ravasi, accusato di avere una linea esegetica opposta a quella del Papa. Ma la pagina più velenosa del dossier Barthe e quella interamente dedicata al cardinale Giovanni Battista Re, accusato, tra l’altro, di aver favorito addirittura il formarsi in Italia di un episcopato “gallicano”, cioè anti-romano. Così scrive L’Homme Nouveau, che però non fa altro che mettere nero su bianco quello che si racconta nei settori già ratzingeriani prima di Benedetto XVI dei Sacri Palazzi. Forse con qualche esagerazione, ma non troppe.

Espulso Abrahamowicz. In un comunicato diffuso venerdì, la fraternità di San Pio X ha fatto sapere di avere espulso dalla Fraternità don Floriano Abrahamowicz, il prete lefebvriano che nei giorni scorsi ha negato la Shoah affermando che le camere a gas servivano “per disinfettare”: “Don Floriano Abrahamowicz da tempo esprimeva posizioni diverse da quelle ufficiali della Fraternità San Pio X, e la decisione, pur dolorosa, si è resa necessaria per evitare che venga distorta l'immagine della Fraternità San Pio X” si legge nella nota.

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