Al direttore - “Fra tre giorni Eluana comincerà a morire”: uno dei tanti titoli sospesi nell’incoscienza grottesca e incresciosa di questi giorni. Io ho cominciato a morire circa 50 anni fa. Ma non vorrei che nessuno – tantomeno un funzionario di stato – provvedesse a decidere quando è giunto il momento di terminare questa personale corsa verso la morte. La tragedia di Eluana Englaro ricadrà su tutti noi. Sul nostro sentimento della vita, sulla nostra fuga verso la morte. Gli occhi di Eluana tra qualche giorno non si apriranno più al mattino. Resteranno chiusi in una sera perenne che sarà la nostra notte. Uguale alla notte che ci accadrà individualmente. Ma più lieve delle tenebre che finiranno per ottundere la residua sensibilità di tanti inconsapevoli. Molto più inconsapevoli di quanto non sia stata diagnosticata la inconsapevolezza di Eluana. I giornali di questi giorni sono stati riempiti delle immagini di quella ragazza che era Eluana. Peccato che il padre, che ha offerto con tanta generosità i sorrisi di quella figlia, sia stato così parco nell’offrire il volto di quell’altra sua figlia, che oggi – per oggi ancora – vive, in una forma di vita che lui, il padre, il signor Beppino Englaro, non sopporta. Già, perché – a me sembra il caso di ricordarlo ossessivamente, fino alla fine – gli occhi di Eluana si sono aperti anche questa mattina. La sua bocca si è mossa, la sua lingua ha percorso le labbra. Dalla sua gola sono usciti vagiti. Fra tre giorni avranno spento tutto ciò. Nessuna macchina sarà staccata dal suo corpo, ricordiamocelo. La sua vita è proseguita fin qui senza macchine, le è servita solo la misericordia di quelle amorevoli suore di Lecco. Come a me è servita e serve quella di chi mi ha amato e mi ama, ogni giorno. A Eluana sarà negato il nutrimento. Le sarà negata l’acqua che lei da sola – come migliaia di uomini e di donne al mondo – non riesce più a raccogliere e fatica a deglutire. La morte di Eluana ricadrà su tutti noi. E ci chiederà se siamo apostoli della vita o del nulla. Essere? O non essere? Questo è il problema.
Marco Barbieri, via Web
Avvenire ha dovuto disegnare a fumetti, pagina magistrale, la vita disabile della condannata a morte. Siamo infantilizzati.
© - FOGLIO QUOTIDIANO
