A due mesi dal vertice del G20 che doveva salvare le sorti dell'economia mondiale, le grandi potenze e i paesi emergenti non riescono trovare un terreno di intesa per cooperare. Il ciascuno per sé dei governi nazionali allarma il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale. Secondo Dominique Strauss-Khan, direttore del Fmi, il G20 non ha rispettato la promessa di coordinare l'azione globale sui pacchetti di stimoli: “Molto poco è stato fatto e il tempo sta scadendo”, ha detto Strauss-Kham. Dopo aver soccorso Ungheria e Lettonia, il Fmi rischia di dover intervenire ancora nell'Unione europea: i salvataggi dei sistemi finanziari e i pacchetti di stimoli decisi singolarmente dai paesi dell'Europa occidentale hanno aggravato la crisi nell'Europa centrale e orientale. Nove grandi banche euro-occidentali hanno già chiesto alla Banca centrale europea e alla Commissione misure straordinarie per salvare l'Est.
Per Robert Zoellick, presidente della Banca Mondiale,“gli stimoli fiscali senza aggiustare il sistema bancario sono come uno zuccherino”. Zoellick ha accusato il G20 di aver tradito un'altra promessa del Vertice di novembre a Washington: evitare di introdurre misure protezioniste per almeno dodici mesi. Non solo non è stato dato seguito all'impegno di trovare un accordo sul Round di Doha entro la fine del 2008, ma cinque membri del G20 hanno annunciato un aumento delle tariffe. Il G20, che si riunirà nuovamente il 2 aprile a Londra, per mancanza di un consenso ha dovuto rinunciare anche a affrontare la questione dei tassi di cambio. Nello scontro tra la nuova amministrazione Obama e la Cina sulle “manipolazioni” del Renminbi, l'Europa non ha preso posizione. Il premier cinese, Wen Jiabao, è arrivato oggi sul Vecchio continente per un “Viaggio della fiducia”. Gli europei sperano che i 2 trilioni di dollari di riserve cinesi abbiano un ruolo chiave per risollevare la loro economia, anche rimettendo in discussione la solidarietà transatlantica.
© - FOGLIO QUOTIDIANO