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Il virginale Obama è stato trascinato nel fango. Si è rialzato in Wyoming

Il gioco di casa Clinton è lampante. L’unico modo per recuperare credibilità, per scrostarsi di dosso i segni della vecchiezza e dei peccati commessi, sta nel trascinare nella pozza di fango, dove di norma avvengono questi confronti, anche il virginale Obama, sgretolando la convinzione che lui sia un tipo speciale. Per questo gli attacchi arriveranno a raffica, prima ancora che sia il turno dei repubblicani di smontare il delirio sentimentale su cui ha generato un movimento. Gli argomenti sono noti. Gli affarucci col losco mister Rezko, il Nafta e soprattutto l’argomento più insidioso, il rovesciamento dell’atto di forza con cui Obama ha detto agli americani che era ora di cambiare. Insistendo sulla domanda: ma chi è davvero quest’uomo? Quanto seriamente pensate di conoscerlo? Davvero siete pronti a mettere non la vostra, ma la vita dei vostri figli nelle mani di questo tipo dalla dubitabile biografia, il giorno di una minaccia atomica? Non è meglio rivolgersi agli stagionati specialisti? Obama ora ha un compito difficile. Sottrarsi al montante senso del pacchiano che rischia di trasformare la sua campagna elettorale in una sbornia passeggera, paragonabile a quelle di chi pensa di battere la fame nel mondo partecipando a un concerto di beneficenza.

di Stefano Pistolini

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