Al direttore - Dopo il fraterno e amorevole augurio rivoltole venerdì sera alle “Invasioni barbariche” da Bocca Giorgio (“Vorrei che ci fosse Ferrara nelle condizioni della Englaro da 16 anni…”), c’è poco da fare, caro direttore. Le toccherà campare fino a 120 anni, come il Cav. Almeno…
Matteo Saccone, Forlì
Campare fino a 120 anni non è precisamente il mio obiettivo, e se lo fosse starei sbagliando metodo, però prendo il suo augurio con la dolcezza che merita. L’augurio di Bocca, che è di altro segno, me lo avevano gentilmente già riferito via sms. Trasferisco al vecchio Giorgio, che naturalmente perdono perché non sa quello che si fa, il suo programma dei 120 anni: se non altro per la tigna, meriterebbe una simile gioiosa condanna. Ma la sua lettera, gentile Saccone, mi consente di dire qualcosa su una faccenda a cui tengo: appurare la verità sulla estrema cattiveria di rimando in cui incorrono le mie idee e il mio modo di formularle. Non sono per natura vittimista e, cercando di educarmi nella giustizia, non posso neanche escludere che quella cattiveria sia la semplice retribuzione di altrettanta crudele indisponibilità, di cui sarei personalmente responsabile, verso un genuino dialogo con gli altri. Ma se così non fosse, e ho il sospetto anche troppo umano che così non sia, allora bisogna trovare una spiegazione. Quella che credo di aver trovato è questa. Mi capita, quando parlo di aborto o di eutanasia o di altre questioni etiche, di bloccare il processo di decolpevolizzazione in cui consiste, sostanzialmente, la coscienza moderna. E’ un procedimento di cui ho parlato altre volte, sulla scorta di belle e ricche interpretazioni di cui sono debitore per la comprensione di quel che ci succede intorno (Strauss, Marquard, Ratzinger). L’uomo di questi tempi è o si crede padrone della storia e della vita, storia e vita lo assolvono davanti a un tribunale in cui, escluso da ogni funzione possibile Dio o un principio trascendente, l’uomo è insieme imputato e giudice. Se il mainstream sociale ha scovato una formula assolutoria secolare che vale per tutto, e che si risolve sempre e sistematicamente nella riproposizione della tiritera libertaria alle prese con il revanscismo oscurantista, quelli che bucano questa meravigliosa bolla di sapone sono giustamente dannati. Se poi lo fanno dentro la vita secolare che scorre, essendo parte del suo conformistico scetticismo, venendo da una storia personale che tradiscono, come hanno tradito quella comunista, bè, allora si apre uno spazio molto grande per la furia, per l’ira e la malevolenza personale. Pensavo un po’ anche a queste cose, su quel palco a Bologna. Ci penso, senza sostare troppo a lungo, in altre occasioni.
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