Si chiamano Arcade Fire e sono gli eroi del momento. Gente come David Bowie pensa che il loro ultimo disco, "Neon Bible", sia la cosa migliore mai inventata a Montreal: meglio ancora del poutine, un pasticcio di patate e formaggio che si mangia bollente. L’ultima volta che hanno attraversato la frontiera con gli Stati Uniti, però, qualcuno ha pensato che le invasioni barbariche esistano davvero. Martedì hanno suonato Nelsonville, Ohio, durante un concerto in onore di Barack Obama, il candidato nero che fa impazzire l'America. Sarà stata la serata no del cantante, Win Butler, oppure la scaletta fuori dagli schemi – pochi pezzi originali e tante cover a orologeria, come “A change is gonna come” di Sam Cooke e “Gimme some truth” di John Lennon – ma alla fine quelli contenti erano pochi. “Che cosa c’entrano i canadesi con le nostre elezioni?”, ha scritto Pitchfork, bibbia on line del rock indipendente americano. In patria gli Arcade Fire fanno parte della generazione chic e liberal che considera gli States un vicino pericoloso, la stessa che due anni fa, quando i tory sono tornati al governo, ha dato la colpa ai McDonald’s, al capitalismo americano e al cattivo karma di George W. Bush. Ora le parti si sono invertite e la vendetta, in Ohio, è stata consumata come un piatto di poutine fumante.
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