Hillary ha vinto, grande Hillary. Nella sua corsa sempre più solitaria, la signora Clinton ci sta mettendo completi rosso fuoco e l’esperienza di anni di politica (seppur la maggior parte per interposta persona). Dura a morire, non si preoccupa di niente se non dell’immensa sfida contro il ragazzo Obama. Grandiosamente egoista, a Hillary non importa di rifornire l’avversario repubblicano McCain di argomenti anti Obama. Grandiosamente egoista, a Hillary non importa che con la lotta all’ultimo delegato i democratici arriveranno alla convention di Denver divisi e stanchi, a tutto vantaggio dei ricompattati – alla bell’e meglio – conservatori. Grandiosamente egoista, Hillary se ne frega. Vuole riprendersi quello che era suo, la sua campagna elettorale, prima che arrivasse un giovane senatore tutto cuore e bella presenza a scipparle il suo sogno. Dura ed egoista, si batte contro la vaghezza di Obama e rivendica esperienza e forza. In questa corsa, che ormai è una corsa da uomo, l’altro uomo, il suo uomo, non c’è più. Ieri sera alla prima festa dopo settimane di musi lunghi, Bill è rimasto a casa.
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