Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato la terza risoluzione contro il programma nucleare iraniano: tutti a favore meno l’Indonesia, che ha deciso di astenersi. Il testo introduce un embargo sui prodotti “dual use”, quelli che possono essere usati anche per finalità belliche, autorizza l’ispezione di merci che provengono o sono dirette in Iran, prevede speciali misure di controllo per due banche sospettate di essere coinvolte nel piano di arricchimento dell’uranio e inserisce nell’elenco dei sorvegliati speciali altri burocrati e ufficiali della Repubblica islamica. La risoluzione stabilisce un ultimatum di novanta giorni per interrompere l’arricchimento dell’uranio, dopo di che si passa al capitolo VII della Carta, che prevede l’uso della forza. Ne sono già passati quasi duecento, però, dalla scadenza dell’ultimatum precedente e Mosca e Pechino porranno probabilmente il veto a un eventuale intervento militare. La risoluzione di ieri è destinata a riaprire il dibattito sul nucleare degli ayatollah in Europa. La Francia potrebbe approfittarne per chiedere ai ventisette di congelare sia le garanzie sui crediti alle esportazioni sia le attività bancarie iraniane per aumentare la pressione sul Teheran. Paesi come l’Austria (le cui banche stanno approfittando delle sanzioni informali di Regno Unito, Francia e Germania) o Italia (Eni è il principale interessato) potrebbero frenare. Questo nonostante l’Agenzia internazionale dell’energia atomica (Aiea) abbia smentito il National intelligence estimate pubblicato a dicembre negli Stati Uniti, il rapporto che metteva in dubbio le preoccupazioni sul piano energetico di Teheran. Lunedì 25 febbraio, il direttore generale aggiunto dell’Aiea, Olli Heinonen, ha presentato documenti che dimostrerebbero ricerche su una testata nucleare avvenute dopo il 2003. Il capo dell’agenzia, Mohamed ElBaradei, ha usato toni molto più morbidi, sostenendo che quasi tutte le questioni relative alle attività nucleari “presenti e passate” sono state risolte. Qualcuno crede che i due stiano usando la tattica del poliziotto buono e poliziotto cattivo, altri pensano che la questione iraniana sia al centro di un pericoloso scontro di potere ai vertici dell’Aiea.
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