IL FOGLIO .it - Direttore Giuliano Ferrara
accesso abbonati
ArchivioCronachette

Stravaganze - La piccola America dell’Afghanistan è una foto sul Times e un campo di papaveri con due parà mimetici

Dal foglio del 27 aprile 2008

La sede è Colchester nell’Essex. Ma il Secondo parà, ovvero il secondo battaglione del reggimento paracadutisti di Sua Maestà britannica, è spesso in giro per il mondo. Negli ultimi anni è stato visto in Macedonia, in Sierra Leone, nell’Irlanda del nord e in Iraq. Adesso è in Afghanistan, per precisione nella provincia sud orientale di Helmand. Negli anni Sessanta l’Helmand era conosciuta come la “piccola America”. La provincia prende il nome dal fiume più lungo dell’Afghanistan, che scende dalle montagne dell’Hindu Kush, per attraversare in diagonale il paese. Nonostante attraversino una vasta zona desertica e non abbiano sbocco al mare, le acque dell’Helmand hanno un tasso di salinità relativamente basso. Sono cioè adatte per irrigare i campi. Negli anni Sessanta e Settanta gli Stati Uniti avevano finanziato un’opera di canalizzazione delle acque e la costruzione di una diga per alimentare una centrale idroelettrica. Non immaginavano il corso che avrebbe preso la storia in Afghanistan. Non pensavano che i canali di irrigazione avrebbero portato l’acqua ai campi di papaveri invece che ai campi di cereali. La guerra ha favorito la riconversione delle culture. Il Papaver somniferum non ha bisogno di molta acqua e soprattutto rende molto di più del grano. Una volta tanto è un peccato che la fotografia, pubblicata sul Times di Londra, non sia a colori. Non sempre il colore aggiunge verità o bellezza a un’immagine. Ma il bianco e nero non può rendere il contrasto acido tra i petali bianco rosa e il verde intenso delle foglie del Papaver somniferum, del papavero dell’oppio. In un campo che possiamo colorare con l’immaginazione in rosa e verde di papaveri avanzano con cautela, attenti a dove mettono i piedi, a distanza di sicurezza uno dall’altro, due uomini del Secondo parà di stanza nell’Helmand. Sono in tuta mimetica, armati di tutto punto. Più che la bellezza dei fiori osservano il suolo. Per non inciampare in qualcosa di sgradito, come una mina. Se non hanno la giusta disposizione di spirito per godere della bellezza dei fiori, i due parà possono apprezzare una particolarità del campo. Di solito i fiori e le capsule del Papaver somniferum arrivano al petto di una persona di statura media. Ai due parà i fiori di questo campo non arrivano che al ginocchio. Meglio così. E’ più facile non fare passi falsi, è più difficile che tra i fiori si possano nascondere i nemici. 

Più lattice, più soldi
Anche se non possono acquattarsi agevolmente in agguato, i nemici sanno apprezzare altre qualità di questo campo. Non la bellezza, che sbiadisce con la familiarità, con l’abitudine, ma la praticità di questa varietà nana del papavero. Per via della decima che pretendono sulla produzione. Le piante sono fatte così, il nutrimento che risparmiano nella formazione di tessuti lo investono in fiori e frutti che sono la ragione della loro esistenza. Meno fusto, meno foglie, più lattice e più ricco di quello strabiliante numero di alcaloidi che hanno fatto presso gli umani la fortuna della specie. Più lattice più oppio, più oppio più soldi. E tutti sono contenti. Sono contenti i contadini, ai quali il businessman anticipa con più larghezza il denaro necessario a vivere fino al raccolto. E’ contento il businessman che si accaparra in erba la gran parte della produzione di oppio della regione che vanta la cultura di papavero forse più ricca del mondo. Forse è stato proprio lui a fornire ai contadini i semi di questa specie nana, proveniente dai campi di papavero delle Repubbliche già sovietiche dell’Asia centrale. Che il businessman ci sia ciascun lo dice, chi sia però nessuno lo sa. O ammette di saperlo. Del businessman non si conosce neppure la nazionalità. Forse è afgano, forse è pachistano, forse è iraniano. D’altronde, se è una provincia dell’Afghanistan, l’Helmand si insinua tra il Pakistan e l’Iran. Forse il businessman non è che il fattore delle poche, antiche famiglie che hanno controllato in passato la produzione dell’oppio grezzo nella regione, forse è il rappresentante di un qualche cartello internazionale, forse è il trait-d’union tra famiglie e cartello. Per i contadini non è la longa manus di chi li inchioda ai disastri della monocultura, ma la mano benefica che interviene a soccorrerli nei momenti di necessità. Per i talebani è la mano che distribuisce quel denaro sul quale esigono le decime, il dieci per cento del ricavato della produzione dell’oppio col quale comperano le armi per sparare ai parà di Colchester, ignari di tutta la storia.

di Sandro Fusina

Sito certificato Audiweb

Web Design: Vai al sito di Area Web     Hosting: Vai al sito di Bluservice     Advertising: Vai al sito della divisione WebSystem del Sole 24 Ore