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L'album ubriaco e folle di Devendra

Dal Foglio del 9 ottobre 2007

Devendra Banhart è tornato con un nuovo album ubriaco e folle come piace a lui e per quanto possa apparire fatuo il suo mondo di cantilene, sambette, cinguettii e scherzucci, garantito che rallegra e che vorremmo passare la nottata a fare i coretti nella sua malferma e popolosissima tribù. “Smokey Rolls Down Thunder Canyon” è un nuovo, buffo disco saltapicchio, un tanto cretino, più che altro roba da falò, comunque approssimativo, superficialissimo, invariabilmente orientato a privilegiare la soluzione più facile. Ma contiene della felicità, che sarà pure una posa connessa a questo revival hippie fuori tempo massimo, ma ha del contagioso, perché sintomo di un menefreghismo che alla fine funziona e solleva. C’è tutto un profluvio di ritmi gioiosi, di culetti che si agitano, di ragazze talmente sorridenti da non poter essere un abbaglio. C’è questa vita che sembra una Coca Cola e poi la spiaggia, il sole e tutto il resto, incluso perfino un pizzico di malinconia al tramonto. In fondo era semplice, in che diavolo di guaio ci siamo andati a ficcare? Devendra, con la sua voce a forma di stella, il corpo flessuoso, quella dolcezza barbuta, è uno che s’invidia facilmente e perciò si e portati a sputtanarlo. Capita anche a scuola, con quello che aveva tutto, o meglio, al quale tutto riusciva facile, una specie di predestinazione, beato lui.

di Stefano Pistolini

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