A Milano, dopo la chiassosa festa che ha invaso corso Buenos Aires nel giorno dell’assegnazione, sono iniziate le prevedibili lamentele sull’Expo. Costerà troppo, dicono, porterà solo caos ad una città che non ha certo tempo da perdere. E poi chissà dove sarà Malpensa nel 2015, magari trasformata in discarica. Il barlume di speranza che la Regione aveva riposto nella nuova Fiera di Fuksas si è spento con la denuncia gridata di ogni pecca e di ogni magagna. Lo scetticismo made in Italy, insomma, ha ingollato ogni entusiasmo nel giro di pochi giorni. Per non parlare poi del povero Libeskind e della sua avvenieristica torre: il popolo di allenatori, ma anche di ingegneri, architetti, economisti e storici dell’arte, ha fustigato l’archistar senza pietà. Ora Milano sta riuscendo ad ottenere fondi miliardari dagli investitori arabi del Golfo per la realizzazione dei suoi progetti ambiziosi. Ad apprezzare il bel colpo dell’amministrazione è il Financial Times, che ribattezza il sindaco addirittura “Lady di ferro” (bisogna ammettere che fa un certo effetto leggerlo sulle pagine salmonate di un quotidiano la cui sede affaccia sul Tamigi). Contro i rimbrotti delle banche, il Financial Times mette l’accento sull’urgenza di Milano di migliorare le sue fatiscenti infrastrutture, se solo spera di poter competere con la Germania meglio organizzata, meglio collegata e più all’avanguardia. Quale migliore occasione, se non l’Expo, per tentare il sorpasso? Il Financial Times sembra crederci davvero: la Moratti mostrerà al mondo l’orgoglio meneghino. Come dire, oltre le perle c’è di più, e tanto per cambiare all’estero se ne sono accorti prima di noi.
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