Nessun libro mi ha mai cambiato l’estate, ma sicuramente c’è un libro che ha segnato un’estate. Quella del 1980, diventata, nel lessico amicale, l’estate del “Rinvio”. Inteso come fondamentale romanzo di Jean-Paul Sartre, un oggetto impegnativo con cui condividere una vacanza (un intero mese) a Stromboli. La mia amica Simona, incautamente, lo fece. Immediatamente se ne pentì, conscia dell’incongruità di portarsi al mare quella tonnellata di angoscia (sublime angoscia, ma pur sempre tale) partorita dal filosofo francese nel lontano 1938. Simona decise tautologicamente di rinviare a data da destinarsi la lettura del “Rinvio”. Dopo aver esaurito le proprie esigue scorte di libri (si era autolimitata, proprio per costringersi alla doverosa lettura del “Rinvio”) cominciò a offrircelo subdolamente, quando non terroristicamente: a turno ce lo faceva trovare sul comodino, al posto di quello che stavamo leggendo, e rischiò la rottura di più di un'amicizia. Da allora sono passati quasi trent’anni, né lei né io abbiamo mai più letto il “Rinvio”. Quest’estate, forse, chissà.
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