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Bertinottiani, salvate il soldato Milziade

Lavorando di forbice e righello Rifondazione comunista ha misurato, valutato e tagliato dalle liste elettorali un bel po’ di patrimonio storico. La parola d’ordine è stata da rivoluzione culturale: “largo ai giovani”, ergo via i vecchi con due legislature sulle spalle. Eppure il criterio mutuato dal Pd, a ben guardare, come per la rivoluzione culturale cinese (e come per il Pd), è stato più politico che anagrafico. Così per un Ramon Mantovani che non ci sarà più, ci sarà un sempreverde Pietro Folena: non proprio un imberbe del Parlamento. Ecco. Il Prc non fa eccezione nell’Italia delle deroghe e dei salvacondotti, per questo a rotolare sono le teste dissenzienti o quelle semplicemente e simpaticamente un po’ retrò: Milziade Caprili, Ramon Mantovani e Fosco Giannini, per citarne solo alcuni: tre personaggi lontani ma uniti dalla medesima sorte. Finisce così l’avventura parlamentare dei ragazzi dell’Ernesto, ovvero i “rompiballe” del Prc (proprio così li chiamano). Quelli che “vogliamo la falcemartello”, quelli che in riga con il compagno Fausto non ci si mettevano quasi mai. Non solo non ci sarà più la falcemartello, ma ieri i compagni gli hanno spiegato che in Parlamento non ci saranno nemmeno loro. Così adesso Giannini, leader dell’Ernesto, l’unico vero impiegato prestato alla politica, starà ricordando tutte le volte che ha chinato il capo agli ordini di scuderia. E forse starà pure pensando che avrebbe fatto meglio a seguire l’esempio di Franco Turigliatto: spernacchiare gli ordini, far cadere il governo Prodi un paio di volte e infine andarsene sbattendo pure la porta. Non lo ha fatto. Troppo tardi.
A via del Policlinico si sfronda e si fa pulizia interna. E nel cestino della carta straccia non finiscono solo le ali estreme, perché a far compagnia a Giannini non ci sarà solo il duro Mantovani. Oggi cade pure una testa canuta e d’esperienza, una di quelle davvero care ai pochi comunisti rimasti nel Prc: una cabeza togliattiana, fuori registro. Finisce così Milziade Caprili, l’ultimo vero “rosso”, l’anarco-toscano-realista, quello che citava il Migliore per spiegarti che il tema della sicurezza “non va abbandonato alla destra”. Caprili non ci sarà nel prossimo Parlamento, torna serenamente nella sua Viareggio. E forse si capiva che sarebbe finita così. In Senato, tra i colleghi rifondaroli, era come una tigre siberiana in estinzione, circondata da felini rampanti con pedigree da Democrazia proletaria: altra storia, altro ceppo, altro stile. Stonava un po’ tra loro Milziade, lui che il ruolo istituzionale lo prendeva sul serio e lo rispettava, ché di piantar marijuana in Parlamento non ci pensava neppure. D’altra parte amava ricordarlo con malcelato orgoglio: “Io, compagni, ho militato nel Pci”. Un modo per dire che quelli come Francesco Caruso gli davano il maldistomaco, un modo per marcare la differenza. Altra scuola la mia. Una volta ci confessò: “Dipendesse da me, Caruso l’avrei buttato fuori da tempo”. Ecco. Adesso aspettiamo come un segno di giustizia divina l’annuncio che Caruso non sia più candidato. Lo pretendiamo. Va bene “largo ai giovani” e bla bla, ma se nella testa di Bertinotti “i giovani” sono quelli come Caruso, allora noi beceri conservatori rivogliamo i vecchi comunisti perbene come Caprili. Grazie.

di Salvatore Merlo   –   @SalvatoreMerlo

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