La polizia dello Zimbabwe sequestra diplomatici inglesi e americani sulla strada che porta a Harare. Il dittatore Mugabe prepara il secondo turno delle presidenziali cancellando i diritti delle organizzazioni non governative rimaste nel paese. Il capo dell’opposizione democratica, Morgan Tsvangirai, finisce in prigione per due volte nel giro di quarantott'ore. Ora anche i quotidiani occidentali più ottimisti si chiedono se il leader dei democratici riuscirà a vincere (di nuovo) le elezioni, dopo la discutibile riconta delle schede che lo ha costretto al ballottaggio. Aspettando il voto, dice il Daily Telegraph, tre generali dell’esercito hanno preso in mano il potere. Sono Constantine Chiwenga, Augustine Chihuri e Paradzai Zimandi, hanno combattuto contro l’esercito britannico nella guerra di liberazione degli anni Settanta e hanno giurato che Tsvangirai non vincerà le elezioni. Trent'anni fa erano al fianco di Mugabe nella giungla dello Zimbabwe, adesso offrono al vecchio dittatore la possibilità di una pensione tranquilla. Offerta che non si può rifiutare: perdere le elezioni, per Mugabe, vuol dire rischiare di finire di fronte a una Corte internazionale per i diritti umani.
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