I navigatori si sono svegliati ieri, sabato 31 maggio 2008, trovando, su tutti i siti di informazione, la foto degli uomini rossi dell’Amazzonia che agitavano le loro lance e le loro frecce, stando all’ombra delle loro capanne di paglia e sterco (absit iniuria), contro un aereo che passava di là, armato di macchine fotografiche. La spedizione era stata inviata dall’agenzia brasiliana per la protezione degli indios proprio per dimostrare l’esistenza di tribù tra i rami intricati della giungla. Secondo l’organizzazione Survival International, di questi clan farebbero parte qualche migliaio di individui, nessuno dei quali è mai entrato in contatto con quella che noi chiamiamo la civiltà. Il messaggio finale – lanciato dall’organizzazione e anche dagli enti pubblici brasiliani e poi da molti antropologi – è che tali gruppi rischiano l’estinzione e quindi andrebbero preservati dall’influenza dell’uomo bianco. Due sono i motivi per cui andrebbero mantenuti nell'isolamento: il rischio di contrarre malattie contro cui il loro sistema immunitario è inerme, e il fatto che “queste popolazioni sono uniche: una volta sparite, lo saranno per sempre”, per usare le parole di Fiona Watson di Survival International. Il primo problema è effettivamente una questione seria, anche se probabilmente esistono metodi per garantire l’incolumità degli ultimi abitanti della foresta. Ma il secondo – a meno che non si tratti di un equivoco – è una manifestazione di egoismo disgustoso. Perché un conto è cercare di proteggere gli indios nel senso di impedire che si ammalino o vengano uccisi (naturalmente lo stereotipatissimo villain di questa storia sono le malvagie compagnie minerarie che tagliano alberi e soffocan persone pur di trivellare a capocchia). Altra cosa è mascherare da interesse scientifico l’aspirazione a costringere nel passato persone che vivono una vita lontana anni luce dalle comodità e le opportunità che la globalizzazione e il mercato offrono a tutti coloro che vi prendono parte. Va rispettato il desiderio – se c’è – degli aborigeni di restare isolati, ma è odioso pensare di impedir loro di sposare il progresso. Benissimo se loro dicono no grazie alla modernità, ma blindarli nell’autarchia per il gusto di osservare, dalle nostre poltrone, le foto di questi ometti dipinti di rosso è una forma lurida di snobismo.
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