Cinque potenze del nord provano a fissare le regole del grande gioco per le riserve energetiche dell’Artico. In Groenlandia, i ministri degli Esteri di Russia, Stati Uniti, Canada, Danimarca e Norvegia siedono al tavolo per dividersi acque e ghiacci che, secondo gli esperti, contengono almeno un quarto delle riserve mondiali di gas e petrolio non ancora utilizzate. La Russia ha dato un segnale preciso lo scorso anno, quando una pattuglia esplorativa di Mosca ha piantato la bandiera tricolore della Csi al Polo Nord. Il governo conservatore del Canada, a scanso di equivoci, ha finanziato la costruzione di nuove basi militari all’estremità settentrionale del proprio territorio. Gli Stati Uniti assegnano contratti in Alaska alle multinazionali del petrolio che lasciano i pozzi dell’Iran, una manovra per isolare i pasdaran in risposta al loro progetto nucleare. Secondo l’agenzia di stampa russa Ria Novosti, questo sarà il vertice delle divisioni: impossibile trovare una soluzione al dossier aperto da oltre vent’anni. Ma la diplomazia del Cremlino non ha atteso il vertice per muoversi: già ieri, il ministro russo Lavrov ha raggiunto Copenhagen per un incontro informale con l’omologo danese: cercano di stabilire una posizione comune prima del confronto a cinque. Proprio la Danimarca, “il vicino dimenticato”, come lo chiamano i giornali di Ottawa, mantiene un’invidiabile posizione di forza sui rivali grazie alla giurisdizione sulla Groenlandia.
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