IL FOGLIO .it - Direttore Giuliano Ferrara
accesso abbonati
ArchivioCronachette

Sarkozy sta per tradire Blair

Negli Stati Uniti i candidati alle nomination democratica e repubblicana si scannano pubblicamente per arrivare alla Casa Bianca, in Europa le diplomazie lavorano dietro le quinte per trovare il primo presidente dell'Unione, che dovrebbe entrare in funzione il 1 gennaio 2009. “L'Europa deve cercare e inventare il suo George Washington”, è stato l'appello dell'ex presidente della Convenzione europea, Valéry Giscard d'Estaing, che ha invocato il coinvolgimento dell'opinione pubblica. In un continente che scarseggia di veri leader, Nicolas Sarkozy aveva identificato nell'ex premier britannico, Tony Blair, la figura giusta. Ma il presidente francese sarebbe sul punto di tradire il suo “amico” britannico. Brillante oratore, politico fine, capace di fare la cosa giusta anche contro l'opinione pubblica, Blair è una “mossa intelligente” per rilanciare l'Ue, aveva spiegato a gennaio il presidente francese. Perfino i giornali anti-blairiani, come il Monde, avevano approvato con un endorsement: “Il più europeo degli inglesi può apportare un nuovo soffio all'Europa”. Ma la candidatura Blair si scontra all'opposizione dell'eurocrazia. “Un rappresentante di un paese che non partecipa all'euro e a Schengen non può presiedere l'Ue”, dicono a Bruxelles. A Blair non viene perdonata né la guerra in Iraq né la vicinanza con gli Usa. In realtà, gli eurocrati temono soprattutto che un presidente-leader possa far ombra alla Commissione. Meglio un presidente-coordinatore, come il primo ministro lussemburghese, Jean Claude Juncker. Angela Merkel sarebbe personalmente favorevole a Blair, ma teme il suo protagonismo. Gordon Brown ha detto ieri di sostenere ufficialmente il suo predecessore, ma i suoi consiglieri complottano per evitargli l'umiliazione di doverlo chiamare “Mr President”. Confrontato a un serio calo di popolarità in Francia, incaricato di condurre il negoziato per la nomina del presidente dell'Ue, Sarkozy è in rotta Juncker, ma non ha nemmeno voglia di scontrarsi con il resto d'Europa per imporre il George Washington europeo. Così, da Parigi, giungono voci di un nuovo innamoramento: il premier danese, Ander Fogh Rasmussen. Liberale, atlantista, favorevole alla guerra in Iraq, agli occhi di Sarkozy Rasmussen sarebbe un ripieghino accettabile. Ma rischia di trasformarsi in un'altra rottura mancata.

di David Carretta

Sito certificato Audiweb

Web Design: Vai al sito di Area Web     Hosting: Vai al sito di Bluservice     Advertising: Vai al sito della divisione WebSystem del Sole 24 Ore