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La Birmania dimenticata

Il saccheggio della Birmania è un caso più unico che raro nell'Asia post-coloniale. Dal gas naturale alle pietre preziose, dal petrolio al legno pregiato, le risorse del paese sono da anni sistematicamente svendute ai potenti vicini cinese, indiano e thailandese. In cambio la giunta militare al potere riempie i suoi forzieri con il denaro dei contratti di sfruttamento e le tangenti per l'assegnazione degli appalti, garantendosi protezione e impunità. Nemmeno un'oncia di questo flusso di capitali va a rinvigorire le agonizzanti casse dello stato né raggiunge una popolazione costretta ad un'economia di sussistenza. Non è uno schema molto diverso da quello che vigeva nelle nazioni africane cannibalizzate dai satrapi clowneschi supportati dalle grandi potenze in piena Guerra fredda. C'è solo una differenza: se allora le democrazie occidentali giocavano un ruolo attivo nel perpetuare il ladrocinio (la chiamavano realpolitik), adesso si limitano a osservare lo spoglio dall'esterno, formalmente indignate ma in fondo compiaciute di non essere chiamate in causa direttamente. Dimenticata la dottrina del diritto di ingerenza umanitaria, le cancellerie europee e americane si ritrovano nuovamente accomunate dalla retorica vana del Palazzo di Vetro, dalle missioni senza speranza degli inviati speciali, dalla diplomazia del tempo perduto. E' così che, mentre a Rangoon e dintorni i generali accompagnano fucile alla mano i birmani ad approvare il referendum-farsa che ne garantirà la permanenza al potere nei decenni a venire, l'India e la Cina si assicurano il controllo di due porti strategici essenziali (Sittwe e Kyauk Phyu) e delle vie di collegamento terrestri e fluviali per il trasporto delle materie prime dalla Birmania ai loro territori. Il percorso inverso è coperto invece dai cingoli dei blindati di fabbricazione cinese destinati alle caserme birmane in attesa della prossima repressione di massa. Ogni notte al confine si sente un rumore sordo di veicoli pesanti. E tutto quel silenzio attorno.


di Enzo Reale

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