Gordon Brown è il premier meno pop che ci sia, da quando ha cambiato porta d’ingresso a Downing Street gliene sono capitate di tutti i colori, scandali e banche nazionalizzate comprese. Eppure, Brown ha un che del leader. Non il carisma, non il portamento, non il sorriso (anche perché dopo Blair era difficile fare meglio), ma la volontà di scegliere un successore. Mica poco. Nell’ultimo rimpasto di governo ha lanciato una serie di giovanissimi under 40, tanto che ora il “piccolo” David Miliband, quarantaduenne ministro degli Esteri e grande speranza laburista, è diventato il più anziano della nuova leva. Gli altri si aggirano tra i trentasette e i quarant’anni, hanno gli occhi azzurri di James Purnell, il sorriso complice degli “innamoratini” Yvette Cooper ed Ed Balls, la voce rassicurante di Andy Burnham. Tutti fanno ginnastica a un passo da Brown, così come aveva fatto il conservatore David Cameron nel governo ombra di Howard prima di diventare leader dei Tory. E se anche questo fosse l’unico lascito di Brown – una schiera di giovani pronti a tutto – ci sarebbe già da star allegri.
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