Il bus anti-gender che divide la Francia

Il collettivo CitizenGO gira la regione parigina denunciando l’ideologia del genere che i ministri dell’Istruzione di Hollande hanno introdotto surrettiziamente nelle scuole. I collettivi Lgbt insorgono. E c'è chi minaccia di dare fuoco al pullman 

Il bus anti-gender che divide la Francia

Il FreeSpeechBus (foto profilo Facebook CitizenGO)

Parigi. Da martedì 3 ottobre, solca le strade di tutto l’Île-de-France, la regione parigina, denunciando l’ideologia del genere che i ministri dell’Istruzione del quinquennio di François Hollande, Vincent Peillon, Benoît Hamon e Najat Vallaud-Belkacem, hanno introdotto surrettiziamente nelle scuole francesi, suscitando proteste veementi da parte di associazioni e genitori. È il FreeSpeechBus del collettivo pro-vita CitizenGO, che riunisce un gruppo di cittadini di confessione cattolica, determinati a lottare contro la propaganda genderista che continua a essere portata avanti da alcune associazioni Lgbt che lavorano con l’Educazione nazionale.

 

 

“Proteggere i bambini” e “allertare i genitori” sono le due priorità di questo movimento cittadino, che sull’autobus del libero pensiero viaggerà fino al prossimo 9 ottobre, forte delle ottomila firme della sua petizione online. “Inculcare ai nostri figli fin dalla tenera età che essere uomo o donna è soltato il risultato di una cultura e che si può scegliere, significa mettere in pericolo la loro costruzione. È una menzogna, ma è anche un pericolo enorme per i bambini. Crediamo fermamente che i bambini non debbano subire sperimentazioni da parte di ideologi durante il periodo cruciale della costruzione della loro personalità. C’è un vero rischio di decostruzione della loro personalità. Per questo motivo, attraverso questa petizione e il nostro bus, vogliamo far sapere a tutti i genitori che l’identità dei bambini non è un gioco. E che il loro genere non è una scelta. Non si diventa donna: si nasce donna. Non si diventa uomo: si nasce uomo”, si legge sul sito internet di CitizenGO.

 

La petizione anti gender è rivolta al neo ministro dell’Istruzione, Jean-Michel Blanquer, “un uomo di buona volontà”, come lo definisce la stessa associazione, il quale, a differenza dei suo precedessori, sembra essere intenzionato a rimettere la scuola francese sui binari dell’eccellenza e della meritocrazia, e “probabilmente spera di sbarazzarsi dei pericolosi ideologi che si sono infiltrati in questi ultimi dieci anni”, scrivono. In una recente intervista al Journal du dimanche, Blanquer ha bollato l’ideologia egualitarista come un “nemico della scuola pubblica”, facendo rizzare ai cappelli all’ex titolare dell’Istruzione Najat Vallaud-Belkacem e a tutti i pedagoghi che durante il quinquennio hollandiano hanno trascorso il loro tempo ad affermare che il primo problema dell’école républicaine è l’assenza di egualitarismo, e non l’analfabetismo dilagante che si registra in particolare negli istituti delle banlieue. Ma in attesa della reazione dell’attuale inquilino di rue de Grenelle, il grido d’allarme lanciato da CitizenGO ha scatenato l’ira di numerosi collettivi Lgbt, che su Libération hanno attaccato il “bus de la honte”, il bus della vergogna che trasporta “reazionari e Lgbtofobi”, ai quali “non dobbiamo lasciare il futuro”. CitizenGO, tramite il suo account Twitter, ha denunciato le minacce ricevute per la sua iniziativa, pubblicando gli screenshot dei messaggi nei quali alcuni utenti proponevano addirittura di dare fuoco al FreeSpeechBus. In difesa dell’associazione è scesa in strada anche Frigide Barjot, l’ex egeria della Manif pour tous.

 

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Commenti all'articolo

  • maximus

    08 Ottobre 2017 - 10:10

    Si suppone che, fatte salve le possibili batoste elettorali e fasi di mancanza di consenso maggioritario, uno schieramento di destra e uno di sinistra nel lungo periodo siano più o meno equipollenti, e che su molti temi la destra abbia una posizione compatta e specularmente contraria a quella della parte avversaria, e con cui una discreta parte della cittadinanza concorda. Sui temi lgbt però la destra è quanto mai tiepida, e lascia il lavoro sporco, quello che incappa nelle persecuzioni dei politically correct, alle frange estreme. Perché? Avete paura di compromettervi, bloccati dallo spauracchio di una possibile figura barbina? Non volete perdere l'elettorato lgbt friendly? Avete capito che dietro c'è una massoneria dalle proporzioni impensabili che alla fin fine, calata la maschera dell'opposizione in pubblico, nella realtà delle stanze del potere non farà muovere assolutamente un dito nemmeno a voi? Pensate che ormai la battaglia è già persa e archiviata come residuo culturale?

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    • gianni.rapetti

      09 Ottobre 2017 - 11:11

      Hanno paura dell'ostracismo mediatico di una Madonna o di una Katy Perry, non sapendo come controbattere a cotali ingegni. C'e' da piangere.

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