Charlie è la vita di cui abbiamo paura

Un bambino è totalmente in balia del padre e della madre: ed è bene che sia così, perché l’alternativa è il tribunale europeo

Charlie è la vita di cui abbiamo paura

Charlie Gard (foto LaPresse)

Le macchine che tengono in vita il piccolo Charlie Gard, 10 mesi, affetto da una malattia rara, verranno staccate “nei prossimi giorni”. Ad annunciarlo un portavoce del Great Ormond Street Hospital di Londra. I medici, nonostante la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo che li ha autorizzati a procedere, hanno deciso di concedere ai genitori, Chris Gard e Connie Yates, un po' di tempo in più da trascorrere con il figlio. “Insieme a loro - ha spiegato il portavoce dell'ospedale -, stiamo mettendo in atto gli interventi per assicurare la sua assistenza, e per dare loro più tempo insieme come famiglia. Chiediamo di concedere alla famiglia e al nostro staff un po' di spazio e di privacy in questo difficile momento”.

 


 

Qualche tempo fa mi è capitato di imbattermi in persone che urlavano da una barca: “È rimasto sotto!”. Mi butto con maschera e pinne e vedo un uomo (un imprenditore quarantenne, verrò a sapere) sdraiato sul fondo. Una banalità: l’ancora del motoscafo si era incagliata e lui era andato a prenderla in apnea. Con muta e pesi da immersione. Ed era lì, a pancia in su. Provo a scendere il più che posso. Perché in certe situazioni si fa tutto quello che si può. Niente, arrivavo poco più che a metà (poi mi hanno detto che c’erano 18 metri di acqua). Fa niente, ci riprovo (è ancora vivo e lo vedo), fino a sentire le orecchie che scoppiano, a non sapere se ne avrò abbastanza per risalire. Niente. Arriva un altro gommone: un giovane ci dice che fa apnea. Mi chiede le pinne e la maschera. Si butta. Fa tutto quello che può. Niente. Finalmente arrivano i sommozzatori. Sono passati 15 minuti. Lo tirano su. Un corpo che è diventato il doppio di quello che era mezz’ora prima. E ci provano. Gli fanno la respirazione. Gli tolgono l’acqua dai polmoni. Nessun calcolo: tutto quello che si può. Perché c’era qualcosa che vale più del fischio delle orecchie, più della vacanza rovinata, più di qualunque altra cosa al mondo, di qualunque altro calcolo. Tutto quello che si può. Che segreto c’era là sotto?

 

In questi giorni è morto Nando Broglio, il vigile del fuoco che per tre giorni e per tre notti, nel giugno del 1981, restò accanto al pozzo artesiano fondo 60 metri in cui era caduto il piccolo Alfredino Rampi (di 6 anni), per fargli compagnia, mentre i medici tentavano di nutrire il bambino con una sonda e gli speleologi più magri d’Italia si calavano nel buco, ci provavano, rischiando, senza calcoli. Con quello che avevano: “Non so come facevo, che cosa riuscivo a dirgli per consolarlo, forse pensavo a quello che avrei detto ai miei quattro figli, quando avevano paura". Sì, perché la vita di quel figlio ha un nesso misterioso con la vita dei tuoi figli. Il mistero della vita ha un nesso con la vita tua, con la vita dei tuoi cari, con la vita di tutti. E speri in quel modo di rimparare ad amare la vita, la vita dei tuoi figli, la vita. Di ritrovare quell’amore che avevi. "Ricordo che c’e stato un momento che mi era allontanato per un bisogno fisiologico e mi sono subito venuti a chiamare, perché Alfredino mi aveva cercato". Era Nando ad avere bisogno. Più di Alfredino. Aveva bisogno di “sapere” da lui. Che segreto c’era là sotto?

 

Il venire al mondo, l’essere al mondo, è e resta per sempre il punto in cui si percepisce un’indescrivibile vicinanza al suo segreto, in cui si decide se essere umani o no. La vita bambina rivela l’umano che c’è in noi. La vita indifesa, la vita bisognosa, la vita innocente. Perché è la vita di ciascuno di noi, la vita di cui, in fondo in fondo abbiamo paura. Perché un bambino è totalmente in balia del padre e della madre: ed è bene che sia così, perché l’alternativa è il tribunale europeo.

 

Il mondo che sa, il mondo che ordina, che sviluppa, che distribuisce e valuta, il mondo adulto va a morire perché è nella vita bambina (e non importa l’età) che si manifesta il segreto del mondo:

Si crede che i bambini non sappiano nulla.

E che i genitori e le persone grandi sappiano qualcosa.

Ora io ve lo dico, è il contrario.

(È sempre il contrario.)

Sono i genitori, sono le persone grandi che non sanno nulla.

E sono i bambini che sanno

Tutto.

Perché essi sanno l’innocenza prima.

Che è tutto.

Beato neanche, beato non solo quello

che fosse come un bambino, che restasse come un bambino.

Ma propriamente beato colui che è (un) bambino, che resta un bambino.

Propriamente, precisamente il bambino stesso che è stato.

Poiché giustamente è stato dato a ogni uomo

Di essere.

Poiché è dato a ogni uomo di essere stato

Un piccolo bambino latteo.

(Charles Peguy)

 

Chiediamo perdono al piccolo (grande) Charlie.

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Commenti all'articolo

  • mauro

    01 Luglio 2017 - 14:02

    Altrove avevo detto che si fronteggiano due estremi, l'egoismo dei genitori che non hanno pietà per le sofferenze di un piccolo essere e l'intervento della magistratura in materia, ritenendo comunque preminente il diritto dei genitori, per quanto ignoranti ed egoisti, rispetto al diritto del magistrato a decidere. Ma quando leggo "chiediamo perdono al piccolo (grande?) Charlie" dico che non si tratta nemmeno più di animo sensibile ma di mancanza di razionalità o se non s'ignorano le conseguenze, di malafede. il neonato che non può esprimersi, come del resto l'animale, ha le identiche reazioni al dolore di ciascuno di noi. Questo è stato accertato. Chissà come sarebbe stato contento il piccolo grande Charlie di continuare a soffrire. Prima che gli studi accertassero quanto ho detto, una vita fa, ho operato d'urgenza un neonato malformato, nel tentaivo, fallito, di salvargli la vita; convinto che anche se si agitava non provava dolore. Nonostante tutto ne sento ancora il rimorso.

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    • ppbellini

      03 Luglio 2017 - 15:03

      Gentile Mauro Non sono medico come lei e quindi non mi permetto di disquisire in merito (e il mio articolo non lo fa, deliberatamente). Sono uomo e sociologo ed esprimo le mie convinzioni: in questo caso, solo in quanto uomo. Se devo parlare da studioso di cose sociali, tra tribunale e genitori, meglio i genitori. come dice lei. A questo punto, però, non si tratta di negare egoisticamente che Charlie si troverebbe a soffrire: si tratta di decidere chi ha il diritto di decidere. Tra adulti c'è chi morirebbe piuttosto che soffrire, come c'è chi soffrirebbe le pene dell'inferno piuttosto che morire. E nessuno ha diritto di eccepire. Ma un minore (molto minore) come esprime la sua volontà?

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  • kagliostro

    30 Giugno 2017 - 20:08

    Grazie per questo articolo! Il Foglio è sempre il numero 1 per quanto riguarda la sensibilità su certi temi!

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