Lazio regione abortista: la pillola del giorno dopo anche nei consultori

La sperimentazione dovrebbe partire in estate. Ma non mancano le polemiche. Tarzia (Lista Storace): "L'aborto mediante Ru486 necessita di maggiore assistenza. Per questo il ministero prevede il ricovero ordinario"  

Lazio regione abortista: la pillola del giorno dopo anche nei consultori

Manifestazione in difesa della legge 194 (foto LaPresse)

In principio fu il bando riservato a medici abortisti dell’ospedale San Camillo di Roma. Un concorso riservato esclusivamente a ginecologi che, in caso di obiezione di coscienza, sarebbero subito licenziati. Il motivo? Garantire alle donne la libertà di abortire, così come previsto dalla legge 194. Ed è sempre con la stessa spiegazione che ora la Regione Lazio si prepara ad introdurre una nuova rivoluzione: consentire la somministrazione della pillola abortiva Ru486 nei consultori familiari, dunque anche al di fuori degli ospedali (è la prima Regione in Italia a farlo).

 

La sperimentazione dovrebbe partire in estate e durare 18 mesi. La Direzione Salute e Politiche Sociali ha istituito un tavolo tecnico per definire le linee guida. Ma la notizia ha ovviamente scatenato le polemiche. "L'obiettivo - spiega a Repubblica il direttore del Dipartimento, Vincenzo Panella - è quello di rendere l'accesso alla legge 194 il meno gravoso possibile per le donne. Nel Lazio l'aborto chimico può già essere effettuato in day-hospital, ma in molti paesi europei, ad esempio in Francia, è ormai una pratica ambulatoriale".

 

Di tutt'altro parere Olimpia Tarzia, vicepresidente della Commissione Cultura e presidente del Gruppo Lista Storace in Consiglio regionale del Lazio, che ha già presentato un'interrogazione urgente al governatore Nicola Zingaretti: "La fase sperimentale, che dovrebbe essere attivata nel prossimo mese di maggio, è del tutto illegittima, non potendo essere praticato l'aborto chimico nei consultori, ma solamente, oltre che negli ospedali, nei poliambulatori pubblici adeguatamente attrezzati. I consultori non possono essere assolutamente considerati poliambulatori pubblici. L'aborto farmacologico mediante la somministrazione della Ru486 necessita di maggiore assistenza rispetto all'aborto chirurgico non potendosi conoscere con esattezza il momento esatto dell'espulsione. Motivo per cui, anche per esigenze di salute e sicurezza per la donna, le linee di indirizzo del ministero della Salute stabiliscono che l'aborto farmacologico può essere effettuato solo in ricovero ordinario".

 

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Commenti all'articolo

  • lorenzolodigiani

    05 Aprile 2017 - 17:05

    L'aborto e' legge dello stato e va applicata. Chi pretende che questo avvenga non va definito abortista. E', semplicemente, un cittadino che ritiene di far rispettare i propri diritti.

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  • luigi.desa

    05 Aprile 2017 - 15:03

    mi pare che i fanatici abortisti siano anche fanatici dell'accoglienza ,sono coerenti,posto che a forza di aborti si estinguono gli aborigeni si rimpopola una nazione con immigrati ,che sono pure de razza bona giovane ,mica fiaccati da mille stravizi in duemila anni di storia e passa come sono gli italiani

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