La bambina contesa

Il caso dei genitori-nonni e della felicità (via tribunale) di “Viola” spiegato, o quasi, da Maupassant

Maurizio Crippa

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La bambina contesa

I genitori di Viola (foto via YouTube)

Nel villaggio in Normandia c’erano due capanne di contadini poveri, i Tuvache e i Vallin, e avevano molti figli. Un giorno d’estate Madame d’Hubières e suo marito, che erano ricchi, passano in carrozza. Lei è intenerita, vorrebbe un bambino come quelli. Entrano in casa dei Tuvache e chiedono di adottare il più piccolo, Charlot, in cambio di un vitalizio mensile alla famiglia, ma i genitori rifiutano sdegnati. Madame e Monsieur entrano allora dall’altra famiglia, e i Vallin accettano di dare loro il piccolo Jean, attirati più dal vitalizio che dalle prospettive future del figlio. I Tuvache osservavano, disprezzavano. In cuor loro già pentiti di aver rifiutato. Charlot cresce, presto ha sulle spalle l’intera famiglia. Mentre i vicini prosperano. Passano diciotto anni, si ferma una carrozza. Ne scende, cresciuto come un signorino, Jean. E’ tornato a far visita ai suoi genitori. A ringraziarli. Charlot osserva discosto, in lui monta un rancore furioso contro i suoi vecchi. L’avessero dato in adozione, la sua vita sarebbe stata migliore. E se ne va dalla casa, lasciandoli da soli.

 
Nei campi è un racconto di Guy de Maupassant del 1882, ed è molte cose insieme (una sottile riscrittura senza amore del Figliol prodigo, tra le altre cose). A farsela tornare in mente oggi, diventa la risposta – o l’impossibilità di una risposta – all’unica domanda che abbia davvero senso nel caso della bambina (per convenzione è “Viola”) la cui adottabilità è stata confermata dalla Corte d’appello di Torino, sezione minorile, dopo una sentenza rigettata in Cassazione. E che dunque gli attempati genitori, per convenzione naturali, Luigi Deambrosis e Gabriella Carsano, che quando la bambina è nata avevano 57 anni lei e 69 lui, non riavranno. La giustificazione della sentenza è che ora la bambina ha un’altra famiglia, in cui è felice. E bisogna pensare alla felicità della bambina. C’è un’altra domanda, ovviamente: e la felicità (un diritto?) dei genitori? La felicità dei genitori deraglia su questi binari giuridico-culturali: chi dice che a quell’età non avevano un vero diritto di diventare genitori, e i figli non sono una consolazione; chi nota che, in un mondo in cui a nessuno si vieta né un viaggio d’inseminazione della speranza, né un ultimo viaggio in Svizzera, quale legge o tribunale può mai fissare l’età per essere genitori? Ognuno decida secondo il proprio grado di postmodernità.

 
Resta la domanda sulla felicità di “Viola”. E Maupassant dà la risposta più materiale, eppure insondabile. Che esclude gli affetti, che bada al sodo. Ma è chiaro che anche la sua, alla fine, è una risposta parziale. E se nemmeno Maupassant sa rispondere appieno, perché mai dovrebbe essere un tribunale a saperlo fare? Hanno sbagliato i giudici che anni fa decisero, con un’ingerenza e un pregiudizio, di togliere “Viola” ai loro genitori quasi naturali. Il resto è il corso del caso. Buona fortuna, bambina.

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Commenti all'articolo

  • marco.ullasci@gmail.com

    marco.ullasci

    15 Marzo 2017 - 17:05

    Fossero stati dello stesso sesso tranquilli che non sarebbe successo che gli togliessero la creatura tanto desiderata.

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  • nico.machi

    15 Marzo 2017 - 13:01

    L'ombelico dei "figli per legge". Ricordino coloro che vogliono, per legge, "rimuovere" la madre nell'ambito della famiglia in nome della tutela suprema dei "figli per legge", che devono prima abolire, per legge, l'ombelico di queste creature. Perché questa cicatrice è la prova che non sono figli del caso, del nulla o di due uomini, ma è la prova indelebile del legame meraviglioso che tutti abbiamo con una donna: la mamma. L'ombelico rimarrà sempre la prova scomoda di una violenza e ipocrisia ideologiche (che la storia giudicherà e giustizierà) per cui sarebbe forse opportuno, per legge, l'obbligo di ricorrere alla chirurgia plastica per "rimuovere" l'ombelico alla nascita. Con questi precedenti i genitori naturali sono aboliti e defraudati delle loro creature a favore di chiunque, per puro desiderio e non per diritto individuale, voglia un figlio. Continua, per legge, la destabilizzazione della famiglia naturale. Per altro l'utero in affitto poi sarà il commercio delle creature.

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